Quando mi è stato chiesto di scrivere queste righe, il mio pensiero è corso… a Dante, che dopo aver scritto un’infinità di versi, quando si trova a dover raccontare l’incontro con Dio, si accorge che le parole non bastano per descrivere l’Amore.
«Se perfino lui, il grande, l’autore che tutto il mondo ci invidia, non trova le parole per raccontare, come potrò trovarle io?», mi chiedevo.
Un incontro avviene sempre tra due persone, mi sono detta; per raccontare il mio incontro, forse prima sarebbe il caso di dire due parole su di me.
Il mio soprannome potrebbe essere «Miss Perfezionismo»; tutto ciò che faccio, o che facevo, doveva essere perfetto: il voto agli esami? Mai meno del massimo. L’animazione in Parrocchia? Sempre super programmata e super spumeggiante. A casa? La figlia maggiore che non dava mai problemi e che si occupava del fratellino come se fosse una mammina in miniatura.
Il mondo di Miss Perfezionismo ha però incominciato a perdere qualche pezzo quando, nonostante il voto massimo di laurea e le promesse della professoressa che ha seguito la mia tesi, non sono riuscita a vincere la borsa per entrare in dottorato: l’Università, per cui tanto mi ero spesa, mi ha sbattuto la porta in faccia.
Proprio quando il Mondo chiude le porte però, spesso intervengono gli Angeli: così un Angelo, nascosto sotto le sembianze di una cara amica, mi ha caricato in macchina e mi ha portato ad Assisi, al Corso Fidanzati.
Lì, dal palco di un teatro per me fino ad allora sconosciuto, e che presto sarebbe diventato familiare, un energico fraticello dai capelli bianchi ha pronunciato di fronte a una platea di centinaia di giovani, una di quelle che io considero «le frasi della mia conversione»; no, non una bella e perfetta citazione biblica, ma… «Con tutte le tue lauree ti ci pulisci il c***, se nella vita non ti sei giocata nell’Amore». Miss Perfezionismo aveva ricevuto una bella botta, ma era dura a morire. Ho cominciato ad insegnare, ma anche in sala insegnanti e in classe le lezioni che proponevo dovevano sempre essere le migliori. Amavo i miei alunni per i risultati che ottenevano e non per ciò che erano.
Ho iniziato a frequentare i corsi, nei quali mi veniva annunciato con potenza un Amore che da me non pretendeva nulla, a cui non importava niente del mio essere brillante e intelligente; un Amore che si fa Dono per tutti, e che ti viene a cercare «nei tuoi mezzogiorni», in «ciò che ti manca», non nei quaderni di appunti perfetti.
E così è avvenuto anche per Miss Perfezionismo: quando mi sono trovata catapultata in una realtà nella quale non sapevo assolutamente dove mettere le mani, l’Amore mi ha visitata e si è fatto trovare.
Proprio nella mia vita, che era sempre scappata di fronte al dolore, alla malattia, all’ “imperfezione”, l’Amore ha preso la forma di una bambina gravemente ammalata, nata con una patologia genetica che non le consente di parlare, di camminare, di nutrirsi via bocca; si esprime con il suo sorriso meraviglioso e con i suoi occhietti vispi.
La Luce dell’Amore si è mostrata nello splendore del sorriso di I.; nella pelle morbida di I. ho toccato la tenerezza dell’Amato; gli occhi della piccola sono stati specchio nel quale si è riflesso lo Sguardo d’Amore più bello, quello di cui ci parla il Vangelo di Marco quando descrive l’incontro tra Gesù e il Giovane Ricco: «Fissatolo, lo amò»
Così, in una bimba che il mondo considera «imperfetta», il Volto dell’Amore si è mostrato a Miss Perfezionismo. Così, imparando a stare accanto a I., senza dover dimostrare niente a nessuno, l’Amore è diventato concreto ed ha iniziato a trasformarsi in gesti: nella concretezza del prendersi cura di questa «perla preziosa» sto scoprendo la bellezza dell’amore che si fa Dono. Ogni ora di sonno “persa”, ogni giorno di vacanza dal lavoro passato con lei, ogni volta che la cambio, rendo grazie al Creatore, che nella Sua genialità, ha scelto di non mostrarsi in mezzo a libri, quaderni e appunti colorati: gli sono bastate una Parola, una guida saggia, e una bambina «imperfetta» per farmi gustare un pezzo di Paradiso qui, sulla Terra; per aver acceso in me il desiderio di «spendersi in quell’Amore che rende la vita feconda»; per aver trasformato «ciò che mi era amaro nella Sua dolcezza»

Eleonora

Fratelli, buon anno! Buon principio di questo anno nuovo!

Ad Assisi in questi giorni sono passati più di milleottocento giovani. C’ero anche io e forse anche tu. Ma in realtà eravamo molti di più.

La domanda è, perché essere qui per capodanno? Mi è capitato ovviamente che miei amici mi chiedessero dove andavo a per il passaggio dell’anno… alla risposta “Quest’anno sarò ad Assisi” mi chiedevano “Ad Assisi? E cosa fate? Cenone, festa…”

Sì, anche tutto questo. Però in tempi e forse modi un po’ diversi: quasi sempre gli eventi a cui sono stato, o che ho organizzato, erano strutturati con una cena lunga fino a mezzanotte, momento in cui c’era un countdown corale, dopo il quale scattava il brindisi, per accogliere l’anno che iniziava con auguri e felicitazioni, con abbracci e con i cin-­‐cin di bicchieri pieni di spumante… poi solitamente dopo gli auguri iniziava la grande serata, in cui ci si divertiva tutti assieme. Per quello che è la mia esperienza, si usciva fuori, si continuava a fare tanti altri cin-­‐ cin, o si andava a ballare o far festa.

Così solitamente si riempivano le prime luci del nuovo anno. Però, anno dopo anno e capodanno dopo capodanno, sentivo che la serata diventava sempre un po’ più pesante da organizzarsi da decidere cosa fare…finché alla classica domanda ‘cosa fai a capodanno?’ rispondevo ‘Non lo so. Ma chissene frega, tanto è una serata come tutte le altre!’

 Be’ oggi ti dico: No. Non è una serata come tutte le altre. Ha qualcosa di particolare, qualcosa che la rende esclusiva.

Io ho sempre pensato che per essere speciale una serata debba avere qualcosa di straordinario… debba fare rumore, essere rombante avere qualcosa da poter raccontare iniziando con frasi del tipo ‘Vecchio mio, non hai capito che serata è stata ieri!….”

Però dopo un po’ la sensazione era sempre più quella di stare a raccontarmela… di dover dimostrare a qualcuno che avevo passato una bella serata o un bel capodanno. Ma era vero? No. E allora? E allora chissene frega! tanto è una serata come tutte le altre! un po’, insomma, come la volpe con l’uva, nella favola di Esopo.

Il capodanno è invece un momento un po’ speciale e la sua particolarità è un’attribuzione di significato. Cosa vuol dire? Vuol dire che il capodanno è SI, oggettivamente, una serata come tutte le altre ma NO, personalmente non lo è! per Te, per Me, per ciascuno, non lo è.

C’è un capodanno, e c’è il tuo capodanno, che è quello che festeggi dentro di te, da solo, nell’intimo del tuo essere; quello che mi fa dire: ‘Buon principio Luca, ed eccoci qua di nuovo.’ Le ricorrenze. Il capodanno è un po’ come il tuo compleanno. Solo che non è solo tuo, è di tutti! Ognuno sa che anno compirà in questo 2016 … 25 anni, 27, 30 anni 35…. Ognuno ha i suoi, ma si è insieme a celebrare questa entrata, ognuno nella sua particolarità. Nel suo anno.

Ti confesso che spesso questo secondo tipo di capodanno, di cui parlavo prima, lo sentivo appena; forse era a questo che serviva il rombare e il rumore della serata di capodanno. A soffocare questo augurio velato e appena percepibile… questo augurio intimo che faceva un po’ paura. Il fatto è che comunque questo augurio, terribilmente velato, si faceva sentire in ogni caso! Magari non durante la serata, quella era Mia! E io non permettevo a nessun augurio velato di impadronirsi della Mia serata. Però poi solitamente il giorno dopo, quando mi svegliavo, tardi, tutto rintronato (per non dire rincoglionito) e magari ancora un po’ traballante, le mie difese erano abbassate e quella voce mi diceva ‘Buon principio Luca, ed eccoci qua di nuovo.’ E be’ per lo meno io a quella voce inconsciamente spesso rispondevo: ‘Buon principio un c***! Speriamo solo che non sia un anno come questo che è passato!’

…e cominci così il tuo anno…

Perché ti dico queste cose? Perché io in queste due serate di capodanno ad Assisi (questa e quella dell’anno scorso) ho riscoperto una cosa importante di questa festa, importanza che mi avevano fatto dimenticare…. importanza che era diluita e annegata nel mare dei festeggiamenti fini a sé stessi, delle ricorrenze che arrivano e ci colgono impreparati…

È stato un passaggio dal mero festeggiare la fine dell’anno sperando che i giorni del nuovo anno siano un po’ migliori, al celebrare l’inizio di un anno nuovo ringraziando per quello che di bello c’è stato in quello appena trascorso.

E in tutto questo c’entra Dio, perché è solo guardando a un Padre comune che puoi veramente augurarti e augurare che sia un anno bello e importante, a persone che riconosci essere tuoi fratelli. A persone che percorreranno insieme a te, che tu lo voglia o no, questo tratto di strada, che è questo anno.

Ecco perché il capodanno ad Assisi: c’è la cena, c’è un festeggiare, c’è un ballare ci sono i cin-­‐ cin, c’è uno stare insieme… ma tutto fa da cornice alla celebrazione nell’Eucarestia dell’inizio di una tappa di cammino lunga un anno, e comune a tutti. A TUTTI. A chi camminerà con noi, a chi s’incontrerà, a chi ci perdonerà, a chi ci lascerà e sarà con noi in altro modo, a chi ci indicherà una direzione… Gioia Dolore Entusiasmo Inquietudini Serenità Perdono…ci saranno anche loro a camminare con noi!

Ma quella voce che ti visita e ti sussurra ‘Buon anno! Eccoci qua di nuovo!’ nel tuo intimo, non soffocarla… tanto prima o dopo torna fuori! Non fare finta di niente e ascolta cosa fa risuonare, perché quella è la strada!

Be’ ecco. Questo è stato il mio capodanno quest’anno. Un Capodanno che apre a un anno Al Settimo Cielo. Questo era il titolo e l’augurio di Assisi per quest’anno.

Vorrei quindi salutarti ricordando queste parole: pensa a un momento in cui ti è sembrato di toccare il cielo con un dito… Ecco. Il sogno di Dio è di non farti solo toccare il Cielo con un dito, perché sarebbe riduttivo, e poi finisce! Il suo desiderio è di farti abitare in questa Dimensione! Io questo voglio, questo desidero per quest’anno! E lo voglio anche per Te! Abitare lì, abitare il Settimo Cielo, abitare il Cuore di Dio! E l’unica porta attraverso cui arrivare al cuore di Dio, lo ricordava nostro fratello Pietro nell’omelia, è fissare lo sguardo sull’amore materno e dolcissimo di Maria, che custodisce il Cuore di Dio, che è suo Figlio, che è il Gesù, il Dio che Salva, L’Emmanuele, il Dio con noi!

E allora buon anno sorella mia, buon anno fratello mio! Nel nome dell’Amore che vince e ogni morte, perché già morto e tornato a vivere una volta e per sempre, un buon anno nello Spirito Santo, che mai abbandona chi lo chiede!

Shalom

Luca