Shalom, pace a te fratello sorella mia.

Voglio raccontarti qualcosa che è successo in questi giorni, sulla scia della mia esperienza… non perché sia importante la mia di esperienza, ma perché è l’unico modo che conosco per raccontarti cosa è successo ad Assisi; perché il rapporto con il Crocifisso Risorto, se è vero che riguarda tutti, è altrettanto vero che è pur sempre personale. Ed è stato proprio il Crocifisso Risorto il protagonista e il centro di questi giorni, lo stesso impresso nell’icona che più di 800 anni fa ispirò e parlò al cuore di Francesco d’Assisi.  Il Crocifisso di San Damiano, nell’Anno della Misericordia è stato riposto, per questi giorni, là dove si trovava: nella chiesa di San Damiano, là dove non solo parlò al giovane Francesco, ma dove fu contemplato e venerato per tanti anni da Chiara e le sue sorelle, che vissero in quell’eremo la loro vita nuova e santa.

Questo momento, durato cinque giorni, si è concluso con un pellegrinaggio notturno, il canto nella notte a cui hanno partecipato circa 300 giovani da tutt’italia ( e non solo).

Inizialmente sono stati proposti 4 nodi attorno ai quali meditare, 4 verbi per riconoscere vicino a quale di essi sta ora gravitando il tuo Cammino di Fede. Questi 4 verbi sono tappe graduali, e sfociano in quella Parola regalataci nel Vangelo della Domenica. (Lc 9, 23)

All’inizio c’è un INCONTARARE. C’è un incontro che muove a un Cammino. Incontro con una Parola, con il Signore o con qualcuno che in un modo o nell’altro te Lo ha portato. Quell’incontro ci mette in cammino, verso qualcosa che intuiamo appena, ma che si rivolge precisamente a quella sete di trascendenza che accomuna tutti noi. L’incontrare porta a un voler CONOSCERE. La relazione con Dio è come ogni altra relazione: o si nutre o finisce. infatti le fatiche della fede sono le stesse fatiche dell’amore. Se si arriva a voler conoscere veramente il Signore si farà pian piano l’esperienza di DILATARE i confini della nostra testa. L’esperienza di poter dare di più… poter amare di più; più di come noi stessi crediamo di saper fare. Il di più non è per gli illusi o per gli ottimisti, ma è per i figli di Dio! La taratura del cuore dell’uomo infatti è il Tutto, che è a misura di Dio e non a misura nostra! Il quarto verbo è SEGUIRE. Il verbo di chi sta trovando o ha trovato il suo cuore (cfr Mt 6, 21), il tesoro per cui vendi tutto. In questo passaggio ci viene indicata la strada: dimenticare il passato ed essere tutti protesi verso la meta (Cfr Fil 3, 13-14). Una cosa è certa: una volta trovato il tesoro diventi tu tesoro per qualcun altro, e questo ce lo mostra molto bene Francesco, considerato dalla Chiesa col titolo di alter Christus.

Siamo allora stati a San Damiano, per inginocchiarci davanti al Crocifisso e farci guardare da quegli occhi che guardarono Francesco, in quello stesso luogo… Ma il Crocifisso non è solamente un’icona: le sue ferite sono quelle che vivono in noi e nei nostri fratelli. Sono le piaghe e le sofferenze che ci ha raccontato in questa notte S., un ragazzo di 21 anni del Congo che ha avuto il coraggio di portare la sua testimonianza davanti a tutti noi. S. ci ha aperto le sue ferite, ci porta i suoi amici che ha visto uccidere, il suo essere stato raggirato, maltrattato, venduto e poi imbarcato nella stiva di una nave dove non c’era neanche l’ossigeno per respirare. Non è una storia strappalacrime la sua, ma la testimonianza che -usando le parole di Mons. Felice Arrocca-  le ferite di Cristo gridano; La risurrezione promessa passa per la croce, per la condivisione delle Sue ferite che sanguinano, che ci lacerano e che ci è chiesto di portare ogni giorno, ciascuno nella misura in cui si trova a affrontarle; chiarissime le parole del Maestro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.» Lc 9, 23

Dopo questo tempo siamo tornati a San Damiano, e poi piedi a Santa Maria degli Angeli. In silenzio, affidando alla vergine Maria i nostri cammini. ll pellegrinaggio si è concluso con la messa del giorno dopo. Domenica. La croce, ci dirà padre Gianluca nella messa, è la missione che Gesù Cristo vuole affidarti. Non è facile comprendere, tanto meno abbandonarsi alla saggezza della croce. Eppure è il libro della tua e della mia vita. La strada per questo è un cuore innamorato, dilatato e acceso dallo Spirito Santo. Questo porta alla felicità, fratelli! Alla saggezza così paradossale della croce, che ci dice che si è davvero felici solo se ci si consuma totalmente per amore, per l’altro. Senza risparmiarsi.

E allora fratello sorella mia, che possiamo accogliere per quel poco che riusciamo, la prospettiva della croce… poi ci penserà Dio, se glielo lasciamo fare, a dilatare quel poco…lasciamoci guardare dallo Sguardo del Crocifisso Risorto… che guarda da dentro per far arrivare il Suo Sguardo d’amore nel mondo attraverso il nostro… rendendoci capaci di amare come lui.

Luca