Mi ricordo poche (ma grandi) cose del mio corso zero, come il ritardo pazzesco a causa del Flixbus che ha portato me e mia sorella a perdere le prime catechesi e a mangiare nel tavolo sbagliato, quello del gruppo servizio. Ricordo il ragazzo seduto davanti a me, che mi colpì perché aveva la mia stessa età (e la maglietta di un gruppo musical fantastico!). E quando qualche sera dopo, sentendo la voce di un frate che diceva che i ragazzi del servizio stavano pregando per me, ho alzato lo sguardo e ho visto quello stesso ragazzo, inginocchiato davanti al crocifisso, sono rimasta folgorata. Lui, di fatto, non mi conosceva, però stava pregando intensamente per me, quando io non riuscivo neanche a volermi bene. Era come se tutte le mie debolezze, i miei sbagli, tutto quello che io non mi perdonavo non avessero più valore. Nonostante tutto, anche se io non ne avevo le forze, anche se io credevo di non meritarlo, qualcuno stava pregando per me. Gesù in quel momento mi ha guardata, e un po’ mi ha canzonata; Lui avrebbe usato ogni strumento per raggiungermi, e per quanto io mi convincessi del contrario, il Suo amore potevo rifiutarlo ma mai deluderlo.

Quando mi è stato proposto di fare servizio a mia volta, questa è stata la prima immagine che mi è venuta in mente. Ed è stato come se quell’immenso Amore si fosse risvegliato, e si agitasse in me perché mi riempiva così tanto che voleva strabordare. La cosa bella è stata la novità di questo sentire, perché mi lasciava completamente libera. Non si trattava di restituire un favore, o cercare di ripagare quanto avevo ricevuto, perché quell’Amore mi raggiungeva sempre e comunque. Però sentivo che sarebbe stato un furto privare qualcuno di quest’Amore.

Fare servizio è stato come portare a compimento il corso zero. È vero che il corso è il punto di (ri)partenza, e le parole ricevute mi avevano stravolta. Però poi mi è stato difficile assimilarle nella vita di tutti i giorni, e il servizio mi ha svelato il perché. Ero così ripiegata su me stessa e le cose da correggere, che non andavo da nessuna parte ma sbattevo la testa sugli errori di sempre (alzi la mano chi non ne ha mai fatto esperienza!). Per me le giornate erano semplicemente un ciclo continuo di cose da fare. Ebbene, al servizio da fare ce n’è tanto, e spesso mi sono trovata a fare azioni che già svolgevo nel quotidiano, ma è cambiato il modo di stare in quelle azioni. Ogni momento era impastato nella Parola di Dio, e ogni azione, grazie a Lui, svelava tutta la sua ricchezza. La cosa bella del servizio era che si poteva fare solo insieme; insieme a Dio e insieme ad un gruppo, e lasciatemelo dire: che gruppo! Era semplicemente e straordinariamente bello! Caro Dio, lasciatelo dire, sei proprio bravo: hai creato delle meraviglie stupende, uniche e piene di doni. Grazie, perché hai armonizzato sapientemente le nostre personalità. Ero pronta, subito dopo il corso, a ritornare in Inghilterra a studiare e mi sono sorpresa a ripartire! Vado verso le stesse fatiche, le stesse persone, gli stessi luoghi e le stesse responsabilità, ma lo sguardo punta molto più in alto. Dopotutto, anche gli aerei quando piove volano più in alto, e sopra le nuvole splende sempre il sole.

Cari ragazzi e ragazze a cui ho fatto servizio, ho tanto da ringraziarvi! Nei vostri volti, Dio risplendeva, e mi sono sentita privilegiata nel poter vedere i vostri occhi illuminarsi sempre di più, giorno per giorno. E quando è toccato a me, di pregare per voi, ho compreso che mi ero sbagliata, che in realtà i ragazzi e le ragazze del servizio mi conoscevano. Anche loro, come me, si sentivano piccoli, insufficienti, indegni. Non avevano altro da offrire a Dio se non sé stessi, e Dio ha amato tutto con la sua grazia. E quindi anche loro, per me, pregavano per abbracciare tutto di me, non nonostante le mie debolezze ma proprio attraverso esse.

Cari ragazzi e ragazze, vi custodisco nelle mie preghiere. Non so voi come vi guardate, ma Dio non ha sbagliato se vi ha creati così come siete! ‘Dio ci ama sempre tramite qualcuno’, e per me voi siete stati quel qualcuno!

Chiara