Sono arrivato alla Marcia 2022 nel mezzo di un cammino di fede che sembra non
conoscere fondo; più vado avanti ad approfondirlo e più mi accorgo che non c’è
una fine all’amore che mi spinge ad approfondire la mia relazione con Dio. Sono
arrivato alla marcia dopo mesi rocamboleschi pieni di cambiamenti e di nuove
esperienze e amicizie. Quando ho iniziato il mio percorso con il SOG a dicembre
dello scorso anno già avevo abbozzato l’idea di fare la marcia. Ero infatti venuto a
conoscenza di questa esperienza mediante le testimonianze su Chiara Corbella, e
da subito mi aveva incuriosito molto. Poi, varie storie a cui alcuni amici
accennavano senza mai spoilerare troppo ma che andavano sempre fino in fondo
nel significato importante della marcia per la loro vita mi avevano affascinato.
Tuttavia, mi sono affidato al mio padre spirituale, ed è stato lui a propormi di farla
quest’anno. Preso dall’emozione ho accettato subito la proposta! Le settimane
prima della marcia sono state molto intense per via della sessione universitaria, ma
non facevo che contare i giorni che mancavano!
E poi siamo partiti! In verità, io non sapevo bene che cosa aspettarmi perché
volutamente non avevo voluto sapere molte notizie su cosa si facesse
effettivamente. Ero consapevole però di avere dentro delle domande grandi da
portare fino alla Porziuncola e che sarebbero stati giorni impegnativi. Così è stato: i
primi giorni sono stati una lotta a lasciarsi amare fino in fondo dalle persone che
avevo intorno; poi alcuni dialoghi mi hanno aiutato e i giorni successivi sono stati
un’esplosione di occasioni per conoscere persone, approfondire rapporti e fare
dialoghi profondi. Non ho mai trovato un posto così bello e così grande dove
davvero poter mettere a tema tante domande che mi portavo dentro, a partire da
quelle di fede fino a conversazioni e momenti più leggeri. I primi giorni eravamo
tutti dei semplici compagni di cammino, poi col passare dei giorni certi rapporti
fanno davvero la differenza.
La cosa che più mi ha colpito e che mi porto dietro di quei giorni è l’amore gratuito
ricevuto. Alla marcia non importa chi sei o quale sia la tua storia o quanti corsi SOG
hai fatto, tutti vengono trattati allo stesso modo! Credimi, io non mi sono mai
sentito così amato da degli sconosciuti come in questa occasione, il tutto a partire
da piccoli gesti, anche solo un guastatore che si ferma un istante e ti chiede come
stai lungo il cammino o un sorriso di un compagno marciatore che con gli occhi ti
dice ce l’abbiamo fatta all’arrivo. Quello che sto imparando è che tante volte
nemmeno servono le parole per amare chi abbiamo al nostro fianco, è sufficiente
uno sguardo che si lascia leggere, un abbraccio di gioia o una risata tra amici. Alla
marcia ho riscoperto quanto è bello non possedere nulla, eppure avere tutto! Anzi,
avere molto di più di quello che ci si aspetta!
Come dicevo all’inizio, sono partito senza sapere bene che cosa mi aspettasse
durante la marcia, non sapevo nemmeno il titolo, “Infinitamente Buono” (slogan
che si è rivelato durante tutto il cammino come la verità più profonda di tutto
questo percorso). Sapevo solo che, essendo il tema quello del perdono,
probabilmente ad un certo punto ci sarebbe stata una confessione e qualche altro
momento inerente al tema, ma non pensavo di certo che quei momenti potessero
essere così importanti per il mio cammino e farmi conoscere un altro livello di
comunione con il Padre.
Il passaggio in Porziuncola è stato un momento di gioia piena per me, un senso di
libertà e di festa che mescolato in questo modo ha sprigionato emozioni che non
avevo mai provato. Io auguro a te che mi leggi di provare emozioni di questo tipo
nella tua vita perché un senso di pienezza così in 23 anni di vita e vari anni di ricerca
e cammino di fede non l’avevo mai provata.
La marcia non te la consiglio se sei debole di cuore: perché alla marcia tutti i cuori
più duri e freddi vengono frantumati e trasformati in cuori caldi e di carne che
sanno amare. “Da un amore gigante così io non posso tornare indietro” dice una
canzone di Debora Vezzani. Credo che descriva bene quello che ho provato in
questo cammino e che nel quotidiano cerco di restituire a chi incontro.
Riccardo

Sono finito alla Marcia Francescana 2022 in maniera rocambolesca, in un momento particolare della mia vita, come molti miei compagni di cammino. Avevo sentito parlare della marcia nel libro su Chiara Corbella “Siamo nati e non moriremo mai più”, ragazza alla cui storia devo molto. Non sapevo molto su Assisi, non ero mai stato in Porziuncola e non sapevo nulla sulla marcia. Sapevo solo che in occasione della festa del Perdono un gruppo di frati, suore e di giovani si mettono in viaggio, ogni anno, per arrivare alla Porziuncola. Da subito ho sentito nel cuore il grande desiderio di vivere anche io questa esperienza e scoprire se in marcia avrei potuto incontrare altri ragazzi, della mia età, innamorati di Dio come lo era anche Chiara (spoiler: era pieno). Ovviamente, la mia marcia è andata ben al di là di qualsiasi possibile previsione.

I giorni precedenti alla partenza ho iniziato a ricevere qualche dettaglio in più sull’esperienza che stavo per affrontare: il tema per il 2022 sarebbe stato “Infinitamente buono” e la marcia, come ogni anno, avrebbe riguardato l’esperienza del perdono. “Tutto qui?”, pensai. Insomma, ho fatto le elementari dalle suore, anni di catechismo e da qualche anno ho ripreso con serietà il mio cammino di fede… è “tutto qui” quello che dovrà dirmi la marcia? Non vi nascondo che un minimo di delusione sincera c’è stata, seguita però subito dalla convinzione che Dio ha una parola per ognuno di noi e a me chiaramente avrebbe detto qualcos’altro, qualcosa di nuovo.

Capiamoci, non si trattava di sminuire la bellezza del perdono di Dio, e nemmeno mettere in dubbio la Sua infinita bontà. Ma erano cose di cui ero già a conoscenza e di cui giù godevo attraverso la confessione e i sacramenti che già contribuivano alla mia felicità da figlio di Dio.

E infatti, fortunatamente, avevo torto e Dio ha fatto nuove tutte le cose, come al solito.

Quelle parole erano rivolte proprio a me! Ed hanno assunto un significato concreto, le ho potute vivere in prima persona, farne esperienza diretta in marcia: insomma è cambiato tutto, nonostante tutto sia rimasto come era prima. Dio, che si è fatto uomo per noi, che ha assunto un corpo di carne fatto come il nostro, ha mostrato il suo volto nel corso del cammino, e l’ho potuto vedere in prima persona, nei miei compagni marciatori, nei frati e nelle suore, nella confessione. E quel volto mi ha mostrato la Sua dolcezza. Quel volto che perdona, quel volto infinitamente buono, lo fa con la dolcezza che ora abita la mia relazione con Lui, con me stesso e con il mio passato. “La venda ya cayó”, recita una canzone sentita spesso nei giorni di cammino: “la benda ormai è caduta”. È stato proprio così. Arrivare in Porziuncola per me è stato come giungere alla meta di un viaggio lungo 28 anni e poter finalmente festeggiare con i propri fratelli l’infinita bontà di Dio.

Giovanni

“Così dice il Signore: Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.”

Sedotta, è così che mi sono sentita dopo aver ricevuto una chiamata del tutto inaspettata dove mi veniva proposto di partecipare al gruppo di servizio, i guastatori, della Marcia Francescana; sedotta perché non avevo l’avevo chiesto io di partecipare e non l’avevo programmato ma in pochissimi giorni tutto si è allineato perfettamente perché io potessi rispondere di sì a quell’invito. Fiduciosa, che in così poco tempo tutto fosse stato preparato e sentendomi desiderata e chiamata lì in questa esperienza, ho accettato. Solo dopo aver detto di sì mi sono resa conto che questa Marcia sarebbe stato per me il saluto al luogo dove avevo vissuto i miei ultimi 10 anni, avendo fatto l’università in Umbria. E non solo, sarebbe stato un saluto da un luogo speciale: la Porziuncola, proprio lì dove in questi anni ho incontrato il Signore e la mia vita è iniziata a cambiare con la luce della fede.

In pochissimi giorni mi ritrovo a Cortona, partenza di questa 40° Marcia Francescana, per iniziare questa esperienza anche in maniera un po’ inconsapevole, non avevo infatti un ricordo e una percezione nitida del servizio che i guastatori avevano svolto quando io ero stata marciatrice; ma una Parola ci ha sempre accompagnato: “il Signore è con te” e allora tutto il lavoro, la fatica, gli imprevisti, la stanchezza vissuti sono stati illuminati da quella Parola, tutto era vissuto alla presenza del Signore tra noi. In modo particolare per me, la Sua presenza è stata tangibile nel volto degli altri guastatori, nella loro disponibilità, nella loro gioia, nell’amicizia, nell’incoraggiarsi e nell’aiutarsi a vicenda, nel loro conforto e nei nostri momenti di condivisione. È stato proprio in alcuni momenti sia di lavoro, sia di riposo che capitava di confidarsi e ciò che mi hanno restituito è stata per me la voce del Signore che parlava nel deserto di quei giorni, dove io mi sentivo più vulnerabile e fragile, dove la stanchezza rompeva tutte le mie armi di difesa, dove il silenzio si faceva spazio perché alcune domande, che mi portavo nel cuore e avevo affidato in preghiera in quei giorni, non avevano risposta. Ma quello che mi abitava era serenità e pace nel mostrarmi così come sono e ho potuto sperimentato da loro quella cura e quelle attenzioni che ti fanno sentire profondamente amata.

Allo stesso modo, in modo particolare per tutti i marciatori, anch’io ho cercato di vivere questo servizio proprio con questo scopo, di poter donare a ciascuno delle persone che incontravo in ogni momento della giornata o nel compito che stavo svolgendo, quella cura che arrivava nella giornata come una carezza. Ciò che ho cercato di fare è stato quello di regalare loro un sorriso o un saluto, un incoraggiamento o una battuta perché anche loro potessero sperimentare quello che io avevo vissuto nella mia esperienza precedente da marciatrice, avere qualcuno che gratuitamente ha preparato tutto solo per te, qualcuno che è lì pronto a sostenerti e aiutarti solo per te, qualcuno che gioisce insieme a te e per te! L’esperienza della Marcia Francescana per me è l’occasione in cui puoi sperimentare di toccare veramente l’essenzialità della vita, in cui puoi fare a meno di così tante cose di cui ci riempiamo ogni giorno, ma arrivare a sera e gioire in pace di ciò che si è vissuto, di avere quel senso di profonda gratitudine alla Vita che non ci è mancato nulla, anzi che ogni istante è stato pienamente vissuto e mai sprecato.

Il passaggio in Porziuncola è stato emozionante e davvero lì ci ho lasciato tutte le mie domande e i miei desideri, affidandomi totalmente al Padre, ma soprattutto ci ho portato un grande grazie al Signore per tutta la vita che mi ha donato in questi anni e per questo regalo finale, di poter partecipare a quest’esperienza come guastatrice; ciò che più mi porto via è proprio questo senso di profonda gratitudine. Tante volte avevo maledetto la scelta della sede universitaria e molti fallimenti che in quegli anni ho vissuto, ma l’unica cosa che invece sono riuscita a pensare in quei giorni è stato: Benedetto quel giorno che ho fallito! Benedetta quella scelta obbligata! Benedetto quel giorno che non ho più contato sulle mie forze, perché se tutto questo serviva a portarmi fino a qui, a vivere la Vita che mi è stata donata, a godere dell’amore di tutti i fratelli che mi hanno accompagnato e a sperimentare l’abbraccio misericordioso del Padre, allora ne valeva la pena. Quel pezzo di storia non è più tempo perso o che vorrei cancellare, ma è tempo abitato da Dio! Perché il Signore, infintamente buono, è sempre stato con me!

Lucia

Carissimi amici,

il Signore vi dia pace.

Quest’anno come avrete già immaginato, non sarà possibile organizzare la 40° MARCIA FRANCESCANA.

Però desideriamo starvi vicino in quei giorni di grazia in modo semplice, così come la realtà di oggi ci da la possibilità di fare.

Insieme ad altri frati minori di tutta Italia, abbiamo pensato per te 3 appuntamenti da vivere IN DIRETTA STREAMING sui Canali Social FRATI ASSISI.

1 AGOSTO: ore 17.00, Catechesi Penitenziale

2 AGOSTO: ore 20.30, Veglia in Porziuncola

3 AGOSTO: ore 11.30, Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Rodolfo Cetoloni

 

2018 – XXXVIII Marcia Francescana – Gruppo Umbria-Sardegna
CON UN NOME NUOVO

Zaino in spalla, biglietti alla mano. Si riparte oggi come un anno fa ma con una motivazione diversa. Fare memoria durante il viaggio di cosa successe in marcia l’anno scorso mi aiuta ad avere il cuore ancora più grato dei doni ricevuti, per poter mettermi al servizio. Chissà cosa mi aspetta! Sarà duro e faticoso, ma anche pieno di Luce, la stessa che ho visto negli occhi dei guastatori durante la mia marcia. Sono stati proprio quegli occhi così luminosi a spingermi e ad accompagnarmi verso il cammino di bellezza di quest’anno fino ad arrivare a guastare. Mi dicevo che la fatica, il poco sonno, le tante persone non avrebbero potuto impaurirmi e distogliermi dal desiderio di ringraziare.

Fin dal primo giorno di marcia abbiamo lavorato e sudato, e ben presto abbiamo imparato a far diventare il servizio preghiera. Perché abbiamo scoperto che da un piccolo sì, detto con il cuore e con le opere Dio avrebbe potuto fare grandi cose, perché nulla è impossibile a Dio.
La sveglia presto, le corse, gli imprevisti non ci hanno fermati perché Dio era con noi e sapevamo che solo in Lui avremmo avuto la forza per fare.
Dio è fedele in qualsiasi momento: quando stavo per cedere alla stanchezza, alla preoccupazione dell’imprevisto Lui si mostrava attraverso l’arrivo dei marciatori, la parola o un gesto di un fratello guastatore, quasi a dirmi “non temere”, ” io sono con te”.
Il momento migliore era l’arrivo dei marciatori in cui tutta la stanchezza veniva azzerata. Si ripartiva da capo con una nuova energia, pronti al servizio del fratello assetato, sudato e stanco che ti chiede solamente di essere dissetato e incontrato nelle proprie fatiche.
Guastare è stato fare una marcia parallela a quella dei marciatori che però mi ha permesso di vivere e gustare in pienezza e con una consapevolezza nuova la mia marcia. Con il cuore traboccante di gratitudine e di benedizione ho apprezzato tutte le piccole attenzioni che i guastatori hanno avuto nei miei confronti da marciatrice.
Da un passo oltre me, le fatiche e le paure a vivere un nome nuovo che Dio mi ha donato. Ho potuto scoprire un po’ alla volta durante i dieci giorni grazie alla Parola abbondante fattasi carne nella fraternità. Sentirsi amati e benedetti da Dio e dai fratelli per quello che sì è, per come si è e per quel poco che si fa è stata una grazia. Senza i guastatori miei fratelli in Cristo non sarei mai riuscita ad annullare le non-parole e i non-nomi e dare spazio al nome nuovo che Dio ha scelto per me. Non posso non ringraziare il Signore per tutto ciò.

Martina

“Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”

Quanto è difficile ammettere le proprie debolezze! Quanto è difficile dover chiedere aiuto, soprattutto a persone che non conosci, con cui stai condividendo solo un piccolo pezzo della tua storia, del tuo cammino!
Sono arrivato il 25 Luglio a Passignano sul Trasimeno, convinto che fossi assolutamente preparato a vivere l’esperienza della Marcia Francescana. Zaino professionale, medicinali per ogni evenienza, scarpette da trekking, un anno di allenamento e la convinzione che non sarebbe stata un’esperienza che avrebbe potuto mettermi in difficoltà. Fortunamente non è stato così. E “fortunatamente” perchè nelle mie debolezze, nei momenti di sconforto, quando pensavo di non farcela più, Lui mi è stato talmente vicino, mi ha mostrato una tale dolcezza e presenza che non potrò mai dimenticare.
La bellezza della marcia francescana è che, nonostante tutte le tue resistenze, ci sarà sicuramente quella giornata, quel momento, in cui abbandonando tutte i tuoi schemi, tue maschere, sei “costretto” a confrontarti con la parte di te più buia, che ti fa vergognare, che hai sempre tenuto nascosta. E questo succede nell’attimo in cui comprendi che da solo non puoi farcela, che devi chiedere aiuto a chi é in cammino con te.
Ho capito che non sarebbe stata un’esperienza facile già dal primo giorno di cammino, nella prima parte della mattinata, quella dedicata al silenzio personale. Il silenzio bisogna saperlo vivere. Bisogna lasciar lavorare la Parola dentro di te, farla entrare in profondità illuminando quelle parti di te che hai ignorato, messo da parte per troppo tempo. Durante una catechesi ci è stata posta la domanda “Vuoi guarire?” e mi sono reso conto subito che la mia risposta non era così scontata.
Ed era la domanda che mi risuonava continuamente nei momenti di silenzio, a cui non volevo né cercare né dare una risposta. Molte volte nella vita mi sono adagiato sulle mie difficoltà perchè avevo imparato a conviverci, nonostante mi facessero star male. L’idea di rompere quegli schemi che mi avevano aiutato a superare determinati momenti mi terrorizzava, quindi evitavo di pensarci, cercavo di riempire quelle ore con ogni pensiero possibile. Fortunamente il mio volere non è stato il Suo. E solo quando quel silenzio era diventato talmente assordante da diventare quasi insopportabile, sono riuscito a chiedere aiuto. Ho parlato delle mie difficoltà ai miei compagni marciatori, ai miei fratelli di cammino. Ho chiesto il loro sostegno nella preghiera per trovare il modo, il coraggio di affrontare finalmente quella domanda.
La loro risposta è stata davvero commovente. Il giorno successivo non mi hanno lasciato un attimo da solo, e mentre marciavamo, in silenzio, assolti nella meditazione, di continuo vedevo i loro occhi fissare i miei, sgranare il rosario con quel sorriso espressione di un sostegno discreto ma altrettanto reale. È grazie a loro che ho preso una delle decisioni più edificanti della mia vita: mettermi davanti al Signore con tutto me stesso, senza nascondere più niente, senza cercare di apparire perfetto ai Suoi occhi, ammettendo i miei limiti e quindi la mia umanità.
È arrivato così il giorno più atteso, quello delle confessioni, il centro dell’intera esperienza. Avevo finalmente preso la decisione di voler guarire, pronto ad accogliere qualsiasi conseguenza questa scelta avesse posto sul mio cammino. Con la testa bassa e il volto rosso, finalmente, per la prima volta, sono stato sincero davanti a quel Gesù che aveva aspettato e desiderato quel momento da quando mi aveva pensato. E così minuto dopo minuto sono riuscito a liberarmi di tutti quei macigni che avevo tenuto per me, che avevo sempre nascosto: ho finalmente permesso al Suo amore di entrare e far luce dentro di me. E le lacrime della mia sofferenza si sono trasformate subito in lacrime di gioia, quando ho capito finalmente che non potevo portare da solo quel peso, che finalmente avevo accettato di farmi aiutare da quell’amico che era sempre stato presente, che aveva sofferto con me per tutto quel periodo, che era felice molto più di me di vedere finalmente un figlio deciso a porre una pietra sopra agli errori del passato per ripartire, insieme, nella consapevolezza che il peccato non ti può definire, che gli errori commessi non possono determinare la persona che sei e che sarai.
E così il giorno dopo mi sono rimesso in cammino, e quanto ho goduto di quel silenzio. È stato come quando riscopri un rapporto, quando hai finalmente chiarito con un amico e hai abbandoato tutti quei pregiudizi che ponevano soltanto limiti sterili al vostro rapporto. E così quel silenzio insopportabile è diventato il luogo del dialogo, dove ho riscoperto la bellezza di stare con il Signore, dove finalmente potevo essere me stesso, pieno di ferite e di difetti, ma senza sentire più il bisogno di nasconderli o negarli.
E sono arrivato così in Porziuncola. Il mio cuore traboccava di gioia perchè ero consapevole che avevo lasciato lungo quei 137km un vecchio Angelo, per trovarne uno nuovo, capace di chiedere aiuto, consapevole di non essere più da solo, un Angelo rinnovato, RISORTO.

Angelo.

2017 – XXXVII Marcia Francescana – Gruppo Umbria-Sardegna
UN PASSO OLTRE
da Passignano sul Trasimeno ad Assisi

INNO UFFICIALE 2017 “Un passo oltre”

Anche un viaggio lungo 1000 km inizia con un piccolo passo… (Lao Tzu)

 

Una cosa che ho imparato nel cammino è che Dio dona “una misura buona, pigiata, colma e traboccante” (Lc 6, 38). Basta che guardo le mie ultime tre estati per accorgermene. Tre estati fa, fidandomi di un volto sorridente stampato sulla copertina di un libro, arrivo per la prima volta ad Assisi, pieno di dubbi e di una fede improntata su un Dio che comanda dall’alto le sue piccole formichine, ma i frati sono bravissimi a spogliarmi di questo, presentandomi coi loro sorrisi e il loro amore un Dio che non è lontano ma è lì, affianco a me, pronto a ripetermi in ogni momento “Ti amo”. Due estati fa mi arrendo finalmente a questo amore traboccante, lascio le mie certezze e inizio a cercare di camminare con Lui, senza lasciarmi fermare dalle mie debolezze. L’estate scorsa, la marcia diventa il luogo dove incontro Dio nella preghiera che si fa cammino, sento il suo Amore nei fratelli e nelle catechesi, ed è per me un dono grande, che mi fa saltare di gioia nonostante lo zaino che pesa sulle spalle.

E arriva quest’estate. Accetto con gioia di fare il servizio alla marcia perché Dio mi ha donato tanto, voglio riconsegnargli qualcosa. Ma Lui non è sazio, vuole donarmi ancora di più, vuole andare ancora oltre, vuole portarmi a saltare nel vuoto. E così mi spoglia di ogni mia idea di servizio che mi ero fatto prima, mi insegna a offrire tutto ciò che faccio e a metterlo nelle Sue mani, perché mi accorgo che nelle mie mani ha tutto una dimensione umana, ma io non sono lì per questa dimensione piccola e limitata. Metto tutto nelle Sue mani, perché Lui può andare oltre, può fare cose grandi che io nemmeno posso immaginare. Me ne accorgo guardando i marciatori, che sono ogni giorno più belli, ogni giorno più felici. Potevo io donare una Gioia così grande a tutti loro? No, io no, ma Lui sì! Mi insegna a lavare i piedi, a mettermi in gioco giorno dopo giorno, ma soprattutto mi insegna a farmeli lavare, sempre attraverso i marciatori, perché io dovrei servire loro, ma quando il servizio diviene pesante, quando la stanchezza è tanta, è guardando i volti dei marciatori che trovo nuova forza. Dovrei essere al loro servizio, e invece sono loro che stanno servendo me.

E il 2 agosto, arrivo in Porziuncola, Si entra tutti in quella piccola chiesina, un gruppetto alla volta. Prima i marciatori, poi i guastatori. E a veder entrare tutti i marciatori, ed entrando noi guastatori, un gruppo strambo di fratelli che abbiam provato a servire con quei cinque pani e due pesci che abbiamo, capisco che devo nuovamente mettere tutto nelle mani di Dio, il vero guastatore, l’unico che può continuare a lavare i piedi a ognuno di noi giorno dopo giorno. E quant’è bello uscire dalla Porziuncola sapendo che siamo nelle Sue mani!

Spogliarsi e offrire tutto a Dio, quant’è difficile. Sono attaccato alle mie idee, al mio volermi salvare da solo. Il servizio alla marcia per me è stato accorgermi di questo e cercare di mettermi tutto nelle Sue mani, perché farlo è veramente andare a vendere tutti i propri beni per acquistare il tesoro nascosto nel campo, la perla di grande valore di fronte a cui tutte le altre sono poca cosa.

 

Enrico

Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo (Qo 3,11)…ed è proprio vero se ripenso che io questa marcia ero sicuro di non poterla fare, ma Lui aveva già deciso che la mia marcia dovesse essere proprio questa, e così è stato.

È col cuore pieno di gratitudine che sono arrivato a Passignano sul Trasimeno pronto per questa esperienza, ma soprattutto carico di tante aspettative: domande che avrebbero dovuto trovare una risposta ed intuizioni che avrebbero dovuto ricevere conferme, perché ho imparato a puntare alto con Dio, mosso dalla certezza che scommettendo con Lui c’è solo da vincere.

Uno dei momenti di svolta è arrivato già al terzo giorno, quando in un momento di silenzio e di sosta fisica, nella piena consapevolezza della fatica che i muscoli iniziavano ad accusare, mi sono accorto che c’era un muscolo di cui non mi stavo preoccupando credendolo già allenato, il cuore.

Ho percepito che anche il cuore aveva iniziato la sua marcia, ma che lo stavo lasciando indietro nonostante fosse proprio lui il motore del mio camminare. Mi sono fermato e nel silenzio di quel pomeriggio l’ho sentito rivelarmi il motivo per cui stavamo compiendo ogni passo: la meta. Da quel momento sapevo perché marciavo, perché c’era la Porziuncola da raggiungere ed è stato il sentirmi chiamato a quella destinazione che mi ha spinto ogni giorno a proseguire il viaggio con tutte le sue gioie e le sue difficoltà.

Ma ad una meta così importante ci si arriva preparati, ed era forse questo il significato di un pellegrinaggio così lungo: giungere a destinazione pronti a ricevere tutta la grazia che in cielo Qualcuno stava disponendo per noi.

E così insieme ad altri 270 marciatori abbiamo camminato verso Assisi interrogandoci sui nostri desideri, quelli veri, belli e alti. Abbiamo tutti dei desideri, quelli per cui ci svegliamo ogni mattina e affrontiamo la vita, quelli che ci fanno sospirare, desideri che ci parlano e danno significato alle nostre giornate: sono questi i desideri autentici, quelli che ci spingono oltre i nostri progettini, e che ci impauriscono perché ci oltrepassano e ci trascendono. Sono i desideri che non sanno troppo di umano, ma totalmente radicati nell’umanità fanno sì che ogni nostra azione possa parlare non solo di noi, ma di un Altro che è Amore, sono quei desideri che costano fatica ma che fanno innamorare perché sanno di divino. Ho capito che vale la pena spendersi per questi desideri che arricchiscono la vita di pienezza.

Ma questi desideri esigono una attento lavoro di ricerca e uno sguardo sincero su se stessi per scovarli e farli emergere, e soprattutto il coraggio poi di riconoscerli e accettarli come propri.

Un’esperienza edificante che ho vissuto durante quei giorni è stata la purificazione dei miei desideri; dopo averli scoperti, essi spesso portano con sé delle impurità che derivano dallo sguardo spesso chiuso, egoistico e moralista che abbiamo sul mondo, su noi stessi, sugli altri e su Dio. Sguardo che va rinnovato chiedendo il dono di poter guardare così come il Creatore guarda ogni sua creatura: ci si scopre allora così profondamente amati, voluti e desiderati che ogni prospettiva viene rivista sotto una luce diversa. Provando ad assumere questo nuovo sguardo su di me, mi sono riconosciuto figlio amato oltre ogni modo, desiderato tanto da essere stato pensato dal nulla per esistere, voluto tanto che l’eternità senza di me non sarebbe potuta essere.

Queste consapevolezze mi hanno permesso di scoprirmi più bello di quanto io mi vedessi, non per merito mio ma perché con tanta bellezza mi sono sentito guardato da colui che mi ha creato. Ho compreso che non ho il diritto di disprezzarmi nei miei errori e nelle mie cadute, ma ho anzi il dovere di prendermi cura di me quanto sbaglio, di consolarmi, perché a prescindere dalle mie mancanze io sono già amato per quello che sono, perché io non sono i miei errori o il mio passato o ancora quello che il mondo vuole che io sia, io sono desiderio desiderato che non aspetta altro se non di compiersi.

Questo nuovo sguardo è arrivato al momento giusto, durante i giorni che precedevano la festa del perdono di Assisi. Finalmente questa parola, perdono, assumeva nuovi significati. Ho imparato un nuovo modo di chiedere il perdono dei miei peccati, non come prima perché non ero riuscito a rispettare un insieme di norme che mi rendevano meno degno dell’Amore di Dio, ma perdono per non aver creduto fino in fondo alla mia bellezza che veniva tutta da Lui, per averla sciupata, per non essermi radicalmente affidato alle Sue mani di Padre e per essermi giudicato troppo severamente.

Ma la festa è stata anche scoprire che questo perdono non solo potevo riceverlo ma che potevo pure darlo, a me stesso e a chi non ero ancora riuscito a perdonare. Lo sguardo di Dio posato su di me mi ha donato di vedermi creatura fallibile ma, a prescindere dalle mie azioni, amabile e mi ha dato il dono di ampliare questo sguardo su altre persone che da sempre ho giudicato troppo severamente ma che ho guardato per la prima volta proprio come mi ero guardato io poco prima: fallibili, ma profondamente amabili anche solo per il fatto di esserci.

Ho imparato che perdonare è liberarsi di un peso eccessivo di cui il mio sguardo giudicatore mi aveva caricato, e che si opponeva alla mia autenticità; bastava solo amarsi e amare un po’ di più, ma mi è diventato possibile solo dopo questa forte esperienza di Amore ricevuto da un Altro che è Dio

 

Siamo esseri amati e fatti per amare, che per strada si complicano e si perdono nei pensieri e nei ragionamenti che scaturiscono da uno sguardo basso e ripiegato su se stessi. Basta solo guardare in alto, cambiare prospettiva e fare un passo oltre noi stessi per affidarci a un Padre che sta aspettando che i nostri occhi si levino a Lui, per restituirci uno cuore trasfigurato che sappia battere ad un ritmo divino che è melodia d’Amore, perché in fondo amare è una cosa semplice.

 

Gabriele