Carissimi,

pubblichiamo di seguito due perle, due testimonianze donateci da chi ha partecipato al Tu sei il sogno di Dio 2016.

 

Diamo la parola a Chiara

Tutto è iniziato un mese fa quando Francesca, la nostra animatrice, venne da me e mi propose un corso dal nome: “Tu sei il sogno di Dio”. Io le chiesi qualche informazioni in più per capire di cosa si trattasse, ma l’unica risposta fu l’ora di partenza e le date dei giorni che avremmo trascorso ad Assisi.

Lì per lì, con così poche informazioni, non ero molto convinta, poi però è scattato qualcosa dentro di me, ho iniziato a vedere quest’esperienza come una possibile via di svolta. Volevo allontanarmi da tutto quello che mi stava divorando dentro, da quella voragine a cui non sapevo dare una spiegazione…

Forse la parola giusta e che volevo allontanarmi da questa vita frenetica che non mi permetteva di respirare.

…E mi sono ritrovata ad Assisi, svestita dalle mie maschere, ad ascoltare parole che mi aprivano sempre di più gli occhi. Più proseguivamo con l’ascolto, più il mio modo di pensare cambiava fino ad arrivare a scoprire le verità e i principi su cui si basa la vita, entrando in contatto sempre più intimo con Dio.

E’ stato un trovare sempre più il vero senso della fede che da tempo ricercavo, che, ad essere sincera, nell’ultimo periodo avevo perso.

Man mano sentivo colmarsi quel vuoto interiore che mi portavo dentro da molto tempo; lo sentivo colmarsi dell’urgenza di amare: prima di amare gli altri bisogna imparare ad amare noi stessi.

E’ veramente difficile cambiare le mie idee, questo modo di stare al mondo, la abitudini con cui sono cresciuta…  ma un gradino alla volta ce la farò! Non posso fare più finta che non ci sia niente lassù! Ora Lo trovo oltre ogni banalità, oltre ogni cosa comune.

C’è ancora un ultimo pensiero che è davvero importante per me esprimere: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE.

Un abbraccio.

Chiara

 

…ed ora ascoltiamo Benedetta

Prima di arrivare ad Assisi, i nostri educatori ci hanno detto di svuotare la testa da tutti i pensieri e i problemi che ci affliggevano… facile a parole.

Personalmente non ho seguito questo consiglio, perché stavo e sto vivendo un periodo non facile. Giunta ad Assisi, però, ho capito subito che l’atmosfera lì era diversa, che si respirava aria “più buona”, aria migliore di quella caotica e nervosa di Roma. Mi sono resa conto che i frati e le suore ci avevano accolto perché volevano dirci qualcosa di davvero importante, che ognuno di noi è il SOGNO DI DIO!

Dio ci ama così come siamo perché siamo i suoi doni più grandi. Avevamo bisogno di sapere altro? Spesso l’uomo non si accontenta, ma in questo caso la sensazione di pienezza era al di sopra delle aspettative. “Benedetta, tu sei il sogno di Dio”… L’emozione che ho provato è stata enorme, perché pensare così in grande non è semplice. Conosciamo i nostri limiti e arrivare a credere di essere ciò che Dio desidera sembra spropositato. Ma è questa la bellezza di Dio, ci ama così tanto da perdonare ogni nostro errore quando noi stessi non riusciamo a perdonarci; da sperare in noi anche quando noi stessi non abbiamo fiducia; ci ama in quanto figli anche se noi spesso ce lo dimentichiamo. Dio no, non si scorda di noi.

Questo è stato il messaggio che mi è rimasto impresso e che maggiormente mi ha colpito tra i tanti che ci hanno trasmesso in quei pochi giorni. Ricordo con piacere l’ultimo pomeriggio passato al parco vicino alla struttura… Le nostre parole volavano leggere come le altalene, la spensieratezza e la consapevolezza di poter essere felici avevano preso il sopravvento.

Ma ecco che arriva il giorno dopo… “casa”… mi era mancata tantissimo ed ora mi dovevo svegliare, per mettere in pratica la teoria. D’altronde sono partita con una marcia in più:

IO SONO IL SOGNO DI DIO e questo mi basta.

Benedetta

8500 passi…con Francesco per me è stata un’esperienza bellissima che mi ha aiutata a riscoprire l’amore di Dio.

Questo non vuol dire che prima non lo consideravo o non l’amavo ma semplicemente era un amore che si era affievolito, sapevo che c’era in qualche angolo del mio cuore ma era come se fosse rinchiuso in un baule in attesa che qualcuno lo liberasse. Questa liberazione è avvenuta grazie a San Francesco che mi ha aiutata a capire che Dio è con me ogni giorno e in ogni istante della mia vita, in ogni gioia e ogni dolore.

Sono davvero contenta oggi di sentirmi così leggera, così desiderosa di donare amore a tutti e far riscoprire che cosa grande è l’amore di Dio per noi. Penso che questa marcia non poteva arrivare in un momento migliore; avevo già partecipato al corso zero circa due mesi fa e dopo pensavo che tutto ciò che avevo ricevuto mi sarebbe bastato almeno per un anno intero, invece non è stato così. Con la travolgente vita che ognuno di noi ha si tende pian piano a mettere Dio in un dimenticatoio. Inoltre pensavo di non aver bisogno di lui, avevo già tutto: una famiglia amorevole, un ragazzo straordinario, amici… ma era una maschera! Iniziavo a sentirmi scomoda, stanca, vuota, non volevo più studiare, pregare, non capivo più cosa stessi facendo, insomma mi sentivo un po’ persa… Purtroppo ci sono dei momenti in cui mi chiedo: ma IO credo? Ho FEDE? E ora penso che possa avere la risposta solo continuando a pregare.

Dopo essere stata coinvolta in questa esperienza con il mio ragazzo e i miei amici mi son detta: perché no? Magari posso capire cosa fare della mia vita! Sapete cosa ho capito? Voglio vivere ogni giorno donando la MISERICORDIA che Dio ha donato a me. Che cosa semplice e meravigliosa! Paradossalmente va in conflitto con quello che pensavo di ricevere da questo corso; in realtà devo riprendere a fare quello che faccio ogni giorno con tanta forza ma tutto filtrato con la lente della Misericordia del Signore.

Sicuramente qualcuno da lassù mi farà capire cosa mi riserva la vita e quale posto devo occupare ma al momento so solo che voglio vivere ogni giorno in amore con tutti per quanto possibile, so che non sarà facile ma vorrei che tutti quanti possano capire che la vita è un continuo cammino con Dio. E se ogni tanto dovessi perdermi so di poter contare sulla misericordia Sua, che mi rimetterà sul binario giusto! Ora inizia la mia marcia nella vita.

Delia

La marcia francescana è un’esperienza che va vissuta, non si può raccontare fino in fondo in tutta la sua bellezza ed importanza, perché le parole pongono grossi limiti al terremoto che essa ti scatena nell’anima.

Sono partito senza aspettative…

Il primo giorno di cammino è stato durissimo: salite e discese frequenti sotto il forte caldo estivo mi avevano messo a dura prova e avevano suscitato in me un dubbio persistente e frustrante: “Ce la farò ad arrivare in fondo? O sarò solo di peso agli altri marciatori? Forse non sono abbastanza allenato… è meglio che rinunci, prima che mi accorga di non essere in grado e ne resti deluso?” Ho dovuto combattere con il mio io, con il mio voler capire tutto. Il secondo giorno mi guardo intorno e vedo volti sorridenti e felici… eppure anche loro stanno vivendo le mie stesse difficoltà!!

I miei compagni di marcia mi si avvicinano, ed io parlo con loro… sorrido, racconto, chiedo. So relazionarmi con loro, apro il mio cuore e anche loro iniziano a farlo con me. Ma contemporaneamente a queste relazioni belle che piano piano nascevano e crescevano, persistevano la fatica fisica e i dolori.

Dalla loro combinazione, da sotto la cenere, è cominciata a venire fuori un po’ di grinta… perché non si può mollare in salita! non si può mollare perché ti fanno male le spalle! Non si può mollare e lasciare indietro il compagno che è accanto a te!

Tutto ciò, è diventato la mia quotidianità e senza che me ne accorgessi, lentamente mi ha scongelato il cuore, fino a comprendere quanto io sopravvivessi anziché vivere. Consapevolezza che non mi ha lasciato indebolito, non mi ha fatto sentire vulnerabile, perché gli altri sono in fondo come me, affaticati, sudati, sporchi e con il peso del loro zaino sulle spalle e nel cuore. E’ stato inevitabile! Ci siamo riconosciuti gli uni negli altri e questo è stato risorsa, consolazione, forza, abbraccio, accoglienza, COMUNIONE! diventa lo specchio dell’Amore di Dio, esperienza che si fa attraverso i fratelli che non può essere immaginata né descritta appieno ma che ti dà Vita.

Ad un certo punto del cammino la fatica non è più fisica, ma interiore, e vai avanti perché accanto ai fratelli si può entrare anche nei luoghi più spaventosi e affrontare i tratti di strada più difficili senza timore! e che gioia quando insieme a loro riusciamo a raggiungere l’obiettivo! Si può camminare controvento, si possono portare dei pesi, si può condividere, si possono trovare strade diverse, si può attraversare il buio per vedere di nuovo la luce!

Sono arrivato ALLA PORTA DEL CIELO, con occhi nuovi e non rimpiango quelli vecchi. L’ho attraversata tenendo per mano  quella che è diventata una famiglia con cui camminare, l’ho attraversata sentendomi infinitamente piccolo e bisognoso della Misericordia di Dio, l’ho attraversata con una voglia infinita di gridare: “VOGLIO RICOMINCIARE DA ZERO”, l’ho attraversata con una sete di affidamento, di cura e protezione dalle mani di Colui che tutto può.

La Marcia mi ha condotto in territori che non immaginavo. Mi ha insegnato tantissime cose nuove e me ne ha fatte riscoprire altre che avevo dimenticate. Mi ha aiutato a capire cosa andava conservato e custodito e cosa invece  era necessario  LASCIARE per proseguire il cammino.  la strada è lunga.. ma confido in Colui che FA NUOVE TUTTE LE COSE, perché mi ha regalato occhi nuovi per vedere, un cuore nuovo per sentire.

Vincenzo

Marcia notturna nel transito di Francesco d’Assisi

1-2 Ottobre 2016

Carissimi,

Anche quest’anno, percorrendo il tragitto compiuto dal corpo di Francesco, vogliamo vivere nei giorni che precedono il transito e la solennità del 4 Ottobre, l’esperienza della bellezza e della pienezza della vittoria dell’Amore sulla morte!

In quest’anno, dove celebriamo gli 800 anni del Perdono della Porziuncola e il Giubileo della Misericordia, l’evento sarà incentrato sull’esperienza che Francesco stesso, ha fatto e ci consegna oggi, del perdono e della misericordia di Dio e verso i fratelli.

Attraverso il santo d’Assisi, la sua gioia e la sua profonda spiritualità vogliamo imparare a metterci di fronte alle nostre morti, croci, limiti e sofferenze con lo stesso amore che Gesù ha mostrato e che i santi hanno fatto loro.

Ci ritroveremo sabato 1 ottobre alle ore 14:30 presso la Domus Pacis; LA CENA è AL SACCO!

Per qualsiasi informazione scrivici all’indirizzo email: corsifratiassisi@gmail.com o contattaci al numero riportato sul sito www.fratisog.it o sul volantino.

NB: Le iscrizioni si effettuano solo telefonicamente A PARTIRE DAL 26 AGOSTO 2016

Il Signore vi dia pace!

SOG_transito_2016

“Ma dove sei stata?” “Cos’è la marcia?” “Come stai ora?” “E’ stato difficile? …E Dio?”

Quante domande nei cuori di chi ci conosce e, forse, ci ha solo visti in foto o nei cuori di chi ci ha visti passare tra le vie del proprio paese…

Sono sicura però che le domande ci sono anche nel nostro cuore e proprio questo nostro interrogarci ci rende vicini. Dunque, sì, le domande ci sono e sono in abbondanza, ed io da sola, se vi dicessi solo quello che sentivo o provavo non sarei veritiera perché, come ogni cosa, assume significato solo se la si guarda dall’alto, con uno sguardo di comunione…

Infatti, la marcia siamo NOI, trecento giovani, da tutta Italia, e non solo, arrivati senza sapere cosa ci aspettasse davvero, dove avremo dormito, cosa avremo mangiato o quanti chilometri avremo marciato; sapevamo solamente che eravamo lì per Dio, chi perché lo aveva già incontrato, o così credeva, chi perché lo voleva incontrare, chi perché ne voleva riscoprire il volto e chi per dirgli quello che non aveva mai avuto il coraggio di confessargli. Poi, sapete, oltre a noi e alle nostre volontà, c’era, e c’è, un AMORE grande, che ci sceglie prima che noi ce ne possiamo render conto.

L’Amore ci ha uniti un poco alla volta nei piccoli gesti, nel presentarsi, nelle file, nel non arrabbiarsi, nelle risate e nei silenzi… E non ci ha mai lasciati soli… Sempre una mano, un volto, un sorriso o un abbraccio ci ricordava la nostra natura: il nostro essere AMATI, non giusti o sbagliati ma semplicemente amati.

Anche mentre camminavamo l’Amore c’era, anche se non ce ne accorgevamo perché soffocati tra i nostri pensieri nel silenzio o mentre inciampavamo nelle solite nostre ferite; bastava alzare lo sguardo: Lei, Maria, era lì che ci apriva il cammino, alle nostre spalle sempre qualcuno era pronto a sorreggerci, e tutto intorno a noi il creato che, coi suoi doni, non aspettava altro che noi ne gioissimo. Quando le salite si sono fatte più dure l’Amore ha cambiato sapore, si è fatto sudore, dolore, si è fatto bisognoso e ci ha resi tali, si è fatto mano che ti stringe, abbraccio che ti rialza, lacrima di chi non si vuole arrendere e zaino da condividere perché troppo pesante.

Questi giorni insieme sono stati una rivoluzione silenziosa dentro di me e mi scuso con tutti e con Dio se le mie parole non ne rendono la magnificenza. Io dalla vita ho sempre chiesto emozioni forti, esperienze inequivocabili e invece in marcia ho assaporato una straordinaria ordinarietà che mi ha tolto le parole e mi ha lasciata col cuore pieno di gioia e speranza…

Perché amici cari, a Gesù Cristo, a colui che ho chiamato fin ora “Amore”, non interessano tutte le cose che facciamo per farci belli agli occhi della gente, non interessano i nostri sbagli, i nostri errori o le cose che vorremo nascondere anche a noi stessi; a Lui interessa quanto amiamo! 

Dopo questa marcia ho compreso che sono umana, che posso sbagliare e cadere perché sono fatta di carne, di paure e di insicurezze… Ma nonostante tutto, al di sopra di tutti i miei pensieri c’è chi E’ PIU’ FEDELE di me, di te e di tutto il mondo che ci ha sempre ferito.

Lui lo sa che non sono perfetta ma non si sofferma sul mio limite, anzi proprio sul mio essere creatura fonda il suo Amore e mi promette la Felicità, quella che non finisce e non mi lascia insoddisfatta alla fine…

Mi guardo intorno… tutto ciò che ho mi è stato donato gratuitamente, VIVO E SONO AMATA anche quando non me lo merito o non me ne rendo conto.

Ora, dopo tutto ciò, so che Lui mi ha liberata dalle mie paure, dalle mie insicurezze e mi è vicino. Proprio quando io sono debole, quando temo di non sentirlo al mio fianco, lì Lui mi dimostra la sua fedeltà. So che non mi deluderà perché mi conosce e Lui non si dimentica di chi ha scelto.

Dunque sì, voglio ricominciare da zero, ogni giorno, con Lui e coi miei fratelli… Sempre in cammino con i piedi sulla terra e con gli occhi al cielo! 

Francesca

Ecco che mentre sono a lavoro mi arriva un sms con scritto…

“Ciao Giovanni! ci scrivi la tua testimonianza sul corso Maddalena?”

Inizialmente non sapevo cosa scrivere a riguardo ma facendo memoria di quei giorni mi sono reso conto di quanto questa esperienza abbia lasciato una traccia indelebile sul mio sentiero.

Ormai è un po’ che sono in cammino con i frati e di esperienze che hanno aggiunto tasselli al mio puzzle ne ho fatte tante ma il Maddalena mi ha messo difronte alla verità di chi sono oggi, quasi come se mi avessero fatto una tac.

Maddalena una donna impossessata da 7 demoni che viene liberata, purificata e che si mette alla sequela di Gesù.

Maddalena una donna ferita, ma nel cuore un amore ardente!

Anche io quando sono arrivato ad Assisi la prima volta ero incastrato nelle mie ferite ma dopo l’abbraccio innamorato del Padre, ben deciso a riportarmi nell’amore ordinato, mettendo argini forti e saldi per contenere il torrente d’amore in piena che scorre dentro me, ho cominciato un percorso verso la libertà!

Tutto questo con non poche lacrime ma proprio queste, come per la Maddalena che piange davanti al sepolcro spalancato sono state gli occhiali per vedere nitido il volto di Gesù Cristo, il risorto.

Ed è proprio di resurrezione che si tratta, dell’amore che vince la morte!

Maddalena si sveglia presto per andare al sepolcro a profumare un corpo morto, o sarebbe meglio dire a coprire la puzza di morte.

Proprio così anche io nella mia vita per anni mi sono agitato tanto per apparire quello bravo nel compiere gesti d’amore. Mi dicevano che ero in grado di amare anche il più piccolo filo d’erba, ma poi in verità stavo solo spruzzando profumo su un modo disordinato di amare, che portava tante ferite a me e agli altri. Si mi rendeva felice, ma di una felicità incostante. Il mio cuore era una montagna russa, sali e scendi con l’adrenalina a palla ma quando sei in alto non ti godi la vista, pensi solo al momento in cui sarai sulla discesa!

Ed ecco arrivare le lacrime davanti a cose che ti spiazzano e mentre le persone intorno ti chiedono perché piangi parte sempre lo stesso discorso: Maddalena trova il sepolcro vuoto, piange, hanno portato via il suo Signore e non sa dove l’hanno posto.

Su quante cose ormai “morte” ho pianto, e quando mi chiedevano “perché piangi?” dicevo sempre che io non volevo fare del male a nessuno, desideravo solo amare tanto, amare di più, ma sempre mi trovavo ad infliggere ferite.

Ma solo quando proprio in quelle lacrime, scoprendomi cercato, chiamato per nome, mi sono voltato, cambiando direzione allo sguardo, ho cominciato a puntare gli occhi sul volto che mi diceva, “tranquillo, fidati di me, la morte è vinta, ci sono passato io per te e adesso apriti e lasciami entrare a trasformarti dall’interno così che tu possa amare, amare di più!”.

Io come Maddalena ho creduto, mi sono fidato ed ho rotto con una tristezza, ho ripuntato lo sguardo sui desideri, quelli che sognano di portarti verso una gioia piena.

Ed ora che comincio a sperimentare questo amore grande, così come la Maddalena corre dai discepoli per dire loro “Ho visto il Signore!”, anche io non riesco più a stare fermo. Mi riempe di gioia testimoniare che con Gesù Cristo, prima di ogni aspetto puramente religioso, avendo fede in lui vieni liberato e guidato verso la gioia piena.

Si posso proprio dire che il Corso Maddalena per me è stato una TAC e sai qual’è il risultato che ho scoperto? che ogni cellula del mio corpo comincia ad essere invasa da una cosa pericolosissima, l’AMORE!

Giovanni

Corso zero… Un nome una garanzia!

Parto da Roma da sola, per il mio primo corso, per seguire questi frati che non so nemmeno così bene chi siano, ma che mi hanno detto tante cose e mi sono fidata, “Proviamo!” penso. Quindi, per la prima volta nella mia vita, parto verso un’incognita. Io che organizzo tutto nei minimi particolari mi sono trovata a partire senza sapere nulla: dove dormo, con chi, come funziona, c’è un programma?… Niente… Sul treno ad ogni fermata pensavo “Ora scendo, mi invento una scusa e torno a casa mia!” Tra un’ansia e l’altra arrivo.
I primi due giorni sono stati totalmente distruttivi. Ho solo sentimenti negativi: tutto ciò che io pensavo è stato distrutto. Tutte le mie convinzioni buttate all’aria da questi tizi che, ridendo e scherzando, mi hanno veramente sconvolto. “Tutto ciò che hai fatto finora ti ha solo incatenato”. Ed è vero, mi sono costruita un castello, la mia Babele, dove è buio, e ci sono stata dentro da sempre. Mi rendo conto che sto sopravvivendo la vita, nient’altro. Sono sempre piena di risentimenti, egoista, polemica, depressa, ansiosa, narcisista, vendicativa. Sono totalmente ripiegata sul mio passato: sì il perdono, ma non troppo; mi dovete voler bene tutti, ma io non mi spreco tanto per gli altri. Non so come uscire, ma soprattutto, voglio uscire? In fin dei conti è buio e opprimente, ma è anche protettivo. Questa cosa mi rende inquieta e anche un po’ impaurita: i cambiamenti non mi piacciono tanto. Non voglio essere scontata e monotona: parrocchia-lavoro-studio. Però, da dove comincio? Sono totalmente senza parole e la sera non riesco a dormire bene. Inoltre, tutto ciò che pensavo di sapere su Dio viene sradicato totalmente e mi sento vuota senza le mie convinzioni. Non so che faccia dare a questo essere in cui dico di credere, non so più cosa è la fede, il mio catechismo crolla insieme al resto. Non riesco a dormire dall’angoscia di non avere dei punti a cui appigliarmi, e mi sento anche stupida perché pensavo di sapere “abbastanza” e in realtà non sapevo niente.
Il giorno successivo mi sconvolge ancora di più, in positivo questa volta. Mi sento confortata in tutte le mie paure (e in qualche modo incomincia a entrare un po’ di luce sui miei viaggi mentali e paranoici) da una frase di P. Francesco che ci chiede: “vi siete mai chiesti perché il centurione, che vede morire persone tutti i giorni, davanti a Gesù che muore si converte?” Non so darmi una risposta, mi è sempre sembrato un personaggio poco rilevante. “Il centurione si converte perché Gesù mentre muore intercede per chi lo sta uccidendo, perché Gesù sulla croce continua ad amare”. Parliamoci chiaro, io sono stata a contatto con le persone malate, e l’unica cosa che potrei dire con certezza è che si lamentano, giustamente, dei dolori, della fatica. Gesù messo in croce senza un motivo, morente, invece di maledirci per l’eternità, ci benedice, ripone il suo spirito nelle mani di Dio e ci AMA. È una cosa umanamente impensabile. Quante volte io ho immaginato di uccidere Dio? Tutte le volte che ero arrabbiata io lo insultavo e lo maledicevo. In quell’istante mi sono vista sotto quella croce e mentre facevo tutto questo Gesù mi amava. Amava me di un amore esclusivo, di un amore personale, e oltre ad amarmi mi perdonava per quei gesti. Mi sento tremare il cuore, mi trema davvero. Sento di essere davvero amata, forse per la prima volta nella mia vita sento il calore dell’amore vero, senza compromessi, che non vuole nulla in cambio, che mi ama e basta. La cosa che mi sconvolge di più è: quante volte ho sentito dire “Dio è amore”, “Dio è morto in croce per te”? Milioni… da genitori, sacerdoti, amici. Talmente tante volte che non mi sono mai soffermata tanto sulla cosa. Invece adesso lo provo fisicamente questo amore. Questo incontro mi ha sconvolto e non so che dire.
Al termine di questa giornata mi sento cambiata, ma anche confusa. Ho ancora un pensiero costante: come faccio a uscire da quello che mi sono costruita? Dalle mie cattive abitudini? Il centurione ha messo in discussione TUTTO per quell’AMORE tangibile. Ma io come faccio? Mi sento incapace.
L’unica cosa che riesco a pensare, per gli amanti di Harry Potter, è avere un pensatoio in cui conservare tutti i miei ricordi e rivederli con calma e capire se realmente ciò che ho visto e sentito è vero!
E qui arriva l’ultimo giorno che inizia a dare un senso a tutto questo, dopo aver scrostato tutte le mie convinzioni, dopo avermi presentato un nuovo Gesù che mi ama tanto, ho bisogno di sapere da dove iniziare.  “Piccoli passi possibili” è la risposta. La vita quotidiana è il mio inizio a questa nuova vita, con un’altra prospettiva, con un cuore diverso, su un’altra strada con altri obbiettivi e con un modo diverso di camminare. Inizio con la confessione. Anche qui ho scoperto dopo milioni di confessioni che non mi sono mai confessata davvero, o meglio, non sapendo realmente cosa stessi facendo. È il mio primissimo passo vero. Da quello si ricostruisce tutto da capo, anche se ancora devo capire bene dove mettere i piedi per camminare.

Beatrice

Fratelli, buon anno! Buon principio di questo anno nuovo!

Ad Assisi in questi giorni sono passati più di milleottocento giovani. C’ero anche io e forse anche tu. Ma in realtà eravamo molti di più.

La domanda è, perché essere qui per capodanno? Mi è capitato ovviamente che miei amici mi chiedessero dove andavo a per il passaggio dell’anno… alla risposta “Quest’anno sarò ad Assisi” mi chiedevano “Ad Assisi? E cosa fate? Cenone, festa…”

Sì, anche tutto questo. Però in tempi e forse modi un po’ diversi: quasi sempre gli eventi a cui sono stato, o che ho organizzato, erano strutturati con una cena lunga fino a mezzanotte, momento in cui c’era un countdown corale, dopo il quale scattava il brindisi, per accogliere l’anno che iniziava con auguri e felicitazioni, con abbracci e con i cin-­‐cin di bicchieri pieni di spumante… poi solitamente dopo gli auguri iniziava la grande serata, in cui ci si divertiva tutti assieme. Per quello che è la mia esperienza, si usciva fuori, si continuava a fare tanti altri cin-­‐ cin, o si andava a ballare o far festa.

Così solitamente si riempivano le prime luci del nuovo anno. Però, anno dopo anno e capodanno dopo capodanno, sentivo che la serata diventava sempre un po’ più pesante da organizzarsi da decidere cosa fare…finché alla classica domanda ‘cosa fai a capodanno?’ rispondevo ‘Non lo so. Ma chissene frega, tanto è una serata come tutte le altre!’

 Be’ oggi ti dico: No. Non è una serata come tutte le altre. Ha qualcosa di particolare, qualcosa che la rende esclusiva.

Io ho sempre pensato che per essere speciale una serata debba avere qualcosa di straordinario… debba fare rumore, essere rombante avere qualcosa da poter raccontare iniziando con frasi del tipo ‘Vecchio mio, non hai capito che serata è stata ieri!….”

Però dopo un po’ la sensazione era sempre più quella di stare a raccontarmela… di dover dimostrare a qualcuno che avevo passato una bella serata o un bel capodanno. Ma era vero? No. E allora? E allora chissene frega! tanto è una serata come tutte le altre! un po’, insomma, come la volpe con l’uva, nella favola di Esopo.

Il capodanno è invece un momento un po’ speciale e la sua particolarità è un’attribuzione di significato. Cosa vuol dire? Vuol dire che il capodanno è SI, oggettivamente, una serata come tutte le altre ma NO, personalmente non lo è! per Te, per Me, per ciascuno, non lo è.

C’è un capodanno, e c’è il tuo capodanno, che è quello che festeggi dentro di te, da solo, nell’intimo del tuo essere; quello che mi fa dire: ‘Buon principio Luca, ed eccoci qua di nuovo.’ Le ricorrenze. Il capodanno è un po’ come il tuo compleanno. Solo che non è solo tuo, è di tutti! Ognuno sa che anno compirà in questo 2016 … 25 anni, 27, 30 anni 35…. Ognuno ha i suoi, ma si è insieme a celebrare questa entrata, ognuno nella sua particolarità. Nel suo anno.

Ti confesso che spesso questo secondo tipo di capodanno, di cui parlavo prima, lo sentivo appena; forse era a questo che serviva il rombare e il rumore della serata di capodanno. A soffocare questo augurio velato e appena percepibile… questo augurio intimo che faceva un po’ paura. Il fatto è che comunque questo augurio, terribilmente velato, si faceva sentire in ogni caso! Magari non durante la serata, quella era Mia! E io non permettevo a nessun augurio velato di impadronirsi della Mia serata. Però poi solitamente il giorno dopo, quando mi svegliavo, tardi, tutto rintronato (per non dire rincoglionito) e magari ancora un po’ traballante, le mie difese erano abbassate e quella voce mi diceva ‘Buon principio Luca, ed eccoci qua di nuovo.’ E be’ per lo meno io a quella voce inconsciamente spesso rispondevo: ‘Buon principio un c***! Speriamo solo che non sia un anno come questo che è passato!’

…e cominci così il tuo anno…

Perché ti dico queste cose? Perché io in queste due serate di capodanno ad Assisi (questa e quella dell’anno scorso) ho riscoperto una cosa importante di questa festa, importanza che mi avevano fatto dimenticare…. importanza che era diluita e annegata nel mare dei festeggiamenti fini a sé stessi, delle ricorrenze che arrivano e ci colgono impreparati…

È stato un passaggio dal mero festeggiare la fine dell’anno sperando che i giorni del nuovo anno siano un po’ migliori, al celebrare l’inizio di un anno nuovo ringraziando per quello che di bello c’è stato in quello appena trascorso.

E in tutto questo c’entra Dio, perché è solo guardando a un Padre comune che puoi veramente augurarti e augurare che sia un anno bello e importante, a persone che riconosci essere tuoi fratelli. A persone che percorreranno insieme a te, che tu lo voglia o no, questo tratto di strada, che è questo anno.

Ecco perché il capodanno ad Assisi: c’è la cena, c’è un festeggiare, c’è un ballare ci sono i cin-­‐ cin, c’è uno stare insieme… ma tutto fa da cornice alla celebrazione nell’Eucarestia dell’inizio di una tappa di cammino lunga un anno, e comune a tutti. A TUTTI. A chi camminerà con noi, a chi s’incontrerà, a chi ci perdonerà, a chi ci lascerà e sarà con noi in altro modo, a chi ci indicherà una direzione… Gioia Dolore Entusiasmo Inquietudini Serenità Perdono…ci saranno anche loro a camminare con noi!

Ma quella voce che ti visita e ti sussurra ‘Buon anno! Eccoci qua di nuovo!’ nel tuo intimo, non soffocarla… tanto prima o dopo torna fuori! Non fare finta di niente e ascolta cosa fa risuonare, perché quella è la strada!

Be’ ecco. Questo è stato il mio capodanno quest’anno. Un Capodanno che apre a un anno Al Settimo Cielo. Questo era il titolo e l’augurio di Assisi per quest’anno.

Vorrei quindi salutarti ricordando queste parole: pensa a un momento in cui ti è sembrato di toccare il cielo con un dito… Ecco. Il sogno di Dio è di non farti solo toccare il Cielo con un dito, perché sarebbe riduttivo, e poi finisce! Il suo desiderio è di farti abitare in questa Dimensione! Io questo voglio, questo desidero per quest’anno! E lo voglio anche per Te! Abitare lì, abitare il Settimo Cielo, abitare il Cuore di Dio! E l’unica porta attraverso cui arrivare al cuore di Dio, lo ricordava nostro fratello Pietro nell’omelia, è fissare lo sguardo sull’amore materno e dolcissimo di Maria, che custodisce il Cuore di Dio, che è suo Figlio, che è il Gesù, il Dio che Salva, L’Emmanuele, il Dio con noi!

E allora buon anno sorella mia, buon anno fratello mio! Nel nome dell’Amore che vince e ogni morte, perché già morto e tornato a vivere una volta e per sempre, un buon anno nello Spirito Santo, che mai abbandona chi lo chiede!

Shalom

Luca

Marcia notturna nel transito di Francesco d’Assisi

3/4 Ottobre 2015

Carissimi,

nella notte che congiunge il giorno del transito del nostro padre san Francesco al cielo e la solennità dei festeggiamenti del 4 Ottobre, vogliamo fare esperienza, percorrendo il tragitto compiuto dal corpo di Francesco, della bellezza e della pienezza della vittoria dell’Amore sulla morte!

Attraverso il santo d’Assisi, la sua gioia e la sua profonda spiritualità vogliamo imparare a metterci di fronte alle nostre morti, croci, limiti e sofferenze con lo stesso amore che Gesù ha mostrato e che i santi hanno fatto loro.

Ci ritroveremo sabato 3 ottobre alle ore 15:00 presso la Domus Pacis; LA CENA è AL SACCO!

Per qualsiasi informazione scrivici all’indirizzo email: corsifratiassisi@gmail.com o contattaci al numero riportato sul volantino 

(NB: Le iscrizioni si effettuano solo telefonicamente)

Il Signore vi dia pace!