Dio è davvero esagerato. E L’esagerazione è la misura che ho sempre ricercato nella mia vita e che non sono mai riuscita a raggiungere. Cercavo l’eternità nel tempo, la smisuratezza nell’amore e il massimo in ogni risultato.
Ma tutto questo lo ricercavo nel mondo e lo trovavo solo sotto forma di surrogati. Perfino Dio nella mia vita aveva sembianze e misure umane.
Sono arrivata alla marcia con il desiderio di lasciare a casa le preoccupazioni e prendermi una vacanza dal mondo, dall’università e dagli stessi amici che mi stavano stretti da tempo. Cercavo tempo libero per me… Volevo dare spazio alla mia ricerca della felicità.

Sono arrivata alla marcia senza aspettative e senza programmi ed è una cosa insolita per me. Mi ero costretta a disorganizzarmiper una volta e a fidarmi degli altri.
Facendo lo zaino la sera prima della partenza, ero stata attenta a caricarlo solo con lo stretto necessario, ma mi sembrava in ogni caso pesante. Ignoravo che da anni mi portavo nel cuore macigni enormi e che nella testa c’erano montagne di rifiuti che aspettavano solo di essere smaltiti. Mi ero preoccupata di svuotare il mio bagaglio materiale, ma avevo scordato di dare tregua al cuore e alla testa, in completa carenza d’ossigeno. Stavo troppo bene immersa nei miei impegni che mi evitavano tante domande e impedivano al silenzio di entrare e allestire il salotto per il mio incontro con Dio.
Alla marcia sono arrivata desiderosa di mettere ordine, ma senza sapere da dove partire e senza il coraggio di farlo sul serio. Tutto il coraggio di oggi è arrivato marciando, è arrivato accorciando ogni giorno, passo dopo passo, la mia distanza da Cristo.In ogni momento avrei potuto fermarmi, chiedere aiuto…Tornare indietro…Ma Dio era sempre un centimetro più vicino del momento prima e io volevo esagerare.Questa volta mi ero ripromessa davvero di fare il colpo di mano. Di toccare le sue vesti come l’emorroissa e mettere le mie mani sulle sue ferite come Tommaso. La mia determinazione e la mia testardaggine sono stati gli strumenti che più ho benedetto nella preghiera e di cui Dio si è servito per allungare il mio passo verso di lui.

I momenti di silenzio sono stati il mio sacrificio più grande. Non li desideravo, perché mi costringevano ad ascoltare tutto quello che da sempre avevo messo in modalità silenziosa. E poi mi suggerivano di fare spazio ai progetti di Dio, e io non avevo intenzione di lasciare la mia vita nelle mani di qualcun altro. Non me lo sarei mai concessa. Ma il tempo dei cambiamenti era vicino e io stessa mi ci avvicinavo senza farci caso.

Dall’incontro con le clarisse, il primo giorno, ho realizzato che Dio ti chiama ad operare per l’eternità. Dio non è mediocre e non sa cosa siano le mezze misure, le sfumature di grigio, le decisioni prese a metà, non ragiona sottraendo e dividendo. Dio moltiplica e aggiunge.“Giocatevi la vita per niente di meno che l’eternità… Fate scelte che siano per sempre”,a me questo invito piaceva. Era esagerato, provocatorio, e mi spaventava. Per lanciarsi in qualcosa di eterno ci voleva coraggio. E io non ne avevo.
“Cerco il tuo volto che mi cerca” questo ci cantavano le consacrate mentre, tra i muri silenziosi del monastero, intessevano Lodi a Dio. Non sapevo spiegarmi la pace che respiravo. Lì il tempo sembrava essersi fermato. Guardavo i trecento marciatori e guastatori che Dio aveva scelto come compagni di viaggio per me e non vedevo nulla di familiare, eppure mi sentivo a casa. Dio sapeva che cercavo casa da tempo… Nel cuore delle persone. E che il mio desiderio di trovarla mi avrebbe portato più vicino a lui di quanto potessi immaginare.
Continuavo a tenere a mente le coincidenze che si verificavano dall’inizio della marcia e a riguardarle ora, vedo quanto combaciavano con le intenzioni di Dio. Voleva sorprendermi e farmi abbassare le difese.
Ci è riuscito soprattutto al secondo giorno di marcia, quando mi è scoppiata una vescica! E mi sono riscoperta “non allenata”, “non pronta” fisicamente a quei chilometri che avevo considerato un’impresa da niente, per una sportiva come me. Dio stava facendo la sua parte e stava mostrando alla Beatrice esagerata, che non esiste alcuna preparazione adeguata al suo incontro. Perché la bellezza di Dio sta nell’imprevedibilità… E nel non-calcolo. Io avevo ancora una volta cercato di controllare tutto a mio modo, evitando l’infermeria per giorni, dimenticando di chiedere aiuto e di fermarmi. Ero troppo impegnata a guardare me stessa per accorgermi che già tante mani si erano offerte di aiutarmi. Dio tentava di comunicarmi qualcosa… Ma ascoltarlo avrebbe significato stare ai suoi piani, che io consideravo d’emergenza.
Al quarto giorno ho iniziato a farmi medicare le ferite, ho apprezzato la pazienza di Dio e disprezzato la mia testardaggine. Ho sperimentato la bellezza di farsi amare da Dio per mezzo degli altri. E toccato con mano la grandezza di un piccolo e debole amore riflesso, che attinge alla sua fonte copiosa e limpida.

Mentre scrivo queste parole, riconsidero tutti i “no” che ho detto prima delle marcia e benedico quel “si, vengo” che mi ha trascinata ad Orvieto il 25 luglio. Realizzo che questa era la mia occasione per fare sul serio con Dio e passare da una bella-vita a una vita-bella.
II tempo che dedichiamo a Dio è tempo che profuma di eternità e che non si esaurisce con il finire della clessidra. I giorni trascorsi in marcia sono fissati per l’eternità, insieme agli sguardi di chi era con me. Avevo amici vicini ma estremamente lontani, ora ho amici lontani ma estremamente vicini. Credevo di essere felice, adesso sono felice di credere. Pensavo di poter vivere da sola, ora mi rendo conto che vivere è condividere. Davvero in quei giorni quello che credevo impossibile nella mia vita è diventato quotidianità. Tutto questo lo devo a Dio.
Ringrazio anche i marciatori e i guastatori, i frati e le suore mi hanno portata a lui. Perché sono entrati nella mia vita con il desiderio di cercarlo, e nell’incontrarlo me lo hanno portato più vicino di quanto potessi credere possibile. Donarsi e spezzarsi per gli altri è amare da Dio.
E solo OGGI è il giorno perfetto per iniziare, perché con Dio, IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE.

Ho iniziato il pellegrinaggio nel desiderio di cercare Dio e ho sperimentato che è impossibile desiderare davvero qualcosa e non ricercarla a fondo. Quando questo non succede è perché ad abitare in noi ci sono compromessi sbagliati, tutto quello che io chiamo “Inquinamento luminoso”.
Dio non se ne fa niente della luce artificiale, delle tue piccole soddisfazioni, del tuo tempo speso a festeggiare per dimenticare le insoddisfazioni e gli insuccessi, Lui non se ne fa niente delle tue maschere sorridenti, perché in te ricerca il volto originario, quello che ti ha donato il giorno che sei venuto al mondo. Lui aspetta con pazienza che tu faccia le rughe e pianga… che tu stia al buio per portarti alla luce del giorno. Scava nelle tue tenebre per ricercare dentro di te l’anima vergine, la Porziuncola, perché mentre eravamo ancora peccatori, è morto per noi. Dio non ha aspettative su di te, ma solo disegni di pienezza, eternità, totalità.
Io mi sono innamorata di Gesù Cristo quando mi ha promesso una vita piena, perché ero stanca di procurarmi qualcosa che la riempisse per un po’, ero stanca di affastellare impegni e occupazioni per riempire il silenzio … Dio lo abitava comunque, anche se ci stava stretto, poiché era il santuario che per anni aveva cercato di costruire nel mio cuore e che io avevo sempre abbattuto dalle fondamenta.

Il 31 luglio con la Confessione mi sono spogliata di tutte le maschere che avevo sempre indossato. Se qualcuno mi chiedesse “che volto ha la libertà per te?” oggi risponderei “Ha il volto di un uomo che è morto e risorto per me, il volto di chi mi ha trascinato fuori dalle tenebre e rimesso al mondo”. Mai avrei pensato che la libertà potesse avere il volto di qualcuno, tanto meno quello di Dio. Ma la categoria di Dio è l’impossibile. E da oggi voglio coltivarla nell’orticello della mia fede. Per farlo ho bisogno della sua grazia di cui ho fatto esperienza nella penitenziale. La confessione che, per me, era sempre stato un sacramento accessorio si è rivelato essere la chiave per le porte della vita eterna. Ho sguazzato 22 anni nei miei peccati credendo che da sola mi sarei salvata da essi…La disillusione di quella sera mi ha ricordato che io non sono Dio e che da sola non posso mietere un campo di grano senza raccogliere anche la zizzania. Mi sono sempre affannata a levarla prima del tempo, tagliandola, ignorando che le radici del male attecchiscono anche nei terreni più aridi. E che per vincere il mio peccato avevo bisogno di Dio.“È Dio che cercavo, quando sognavo la felicità”.
Il 2 agosto, baciando la terra santa che avevo raggiunto a piedi, ho strappato a Dio un abbraccio meraviglioso.

Da quando sono tornata dalla marcia, ho realizzato che la mia vita a casa è rimasta ferma al punto in cui l’avevo lasciata prima di caricare lo zaino in spalla e partire, ma nel cuore c’è un desiderio nuovo, quello di FARMI PROGRAMMARE LA VITA DA GESÙ CRISTO”. È spaventoso, e da visionari… ma sono stanca di correre il rischio di non accettare e voglio fare il BENE.

Da questo pellegrinaggio porto a casa verità, bellezza e la certezza che la misura di Dio è l’esagerazione… tutto quello che ho sempre desiderato per la mia vita.
Tutto il caso che c’era nella mia vita è mutato in provvidenza, tutto il passato in misericordia, tutto il presente in possibilità.
Mi avevano detto che la marcia sarebbe stato un posto privilegiato per fare esperienza di Dio. E così è stato. Mi sono lasciata stupire… perché chi si stupisce, regnerà e chi guarderà a Lui, sarà raggiante!

Beatrice

Sono partita per cercare Gesù nel tempio, sono tornata con il cuore colmo di meraviglia: Gesù non è lì. Ma avevo bisogno di controllare.

Ecco il mio viaggio in Terra Santa. Questa terra è piena di tutto. È piena di colori, piena di odori, piena di gente, piena di diversità, piena di cercatori di Dio. Questo luogo descrive l’assurdo dell’umanità, è l’impensabile, l’irraggiungibile, è la culla da cui proveniamo, è la descrizione della nostra umanità.
Entrare in questo paese è come entrare in una mappa che descrive il crogiuolo umano che abita la terra, è come un racconto colorito per bambini per descrivere l’assurdo del mondo, un racconto i cui personaggi sono esasperati, in cui tutto è caricaturale. Arrivare in Terra Santa è come tornare nel ventre materno, è come guardare un luogo che si è sempre conosciuto e riconoscerlo. Si rimane ad occhi spalancati, pensando che sia impossibile che sia davvero così, eppure lo è.

In Terra Santa ogni uomo cerca Dio. Gli ebrei per Gerusalemme corrono veloci, hanno sempre una meta. Stanno attendendo, eppure non attendono passivi, continuano a cercare, affannati, angosciati. I musulmani cercano Dio, sì, anche loro hanno sete, sono arrabbiati, sono frustrati dalla sua mancanza, si contendono Dio con gli ebrei, come se fosse un possesso. Gerusalemme è una città che non vive nel tempo, è una città congelata in un istante della storia, terrorizzata di cambiare, impaurita da un Dio che ancora non ha compiuto il suo annuncio, che guarda minaccioso il suo popolo dall’alto, tenendo in mano le tavole della legge. Gerusalemme è una donna che attende di partorire, vive quell’attesa della venuta al mondo del figlio, ma è anche una madre con le mani sporche di sangue, che nel suo inconscio soffre dello spargimento di cui è stata responsabile.

A Gerusalemme tutto è ad alto volume, tutto urla. Urlano i commercianti nel suk, urlano i musulmani al passaggio dei pellegrini, perfino il corpo degli ebrei oranti è un urlo. È inquietante, è di una bellezza paurosa, di una luce troppo forte per essere vera. Gerusalemme è una fortificazione che ha imprigionato sé stessa. Il centro della città è il tempio, le cui pareti sembrano crollare su sé stesse a causa della luce sfolgorante emanata dalla cupola della moschea che sorge sulla base del tempio.
È una Babele, in cui tutti rivendicano con lingue diverse la propria appartenenza a Dio. Il popolo israelo-palestinese si azzuffa su un corpo già ucciso, quello di Gesù, si combatte su qualcosa che non è più lì. Il popolo non si accorge che insultandosi, sta insultando Dio, non si accorge che trattenendolo, lo sta perdendo, l’ha già perso.
A Gerusalemme tutti pregano, ma non si riesce a pregare. Nessuno vuole sentire gli altri pregare, e nessun luogo permette a Dio di parlare, perché l’uomo pretende di dire tutto di Dio. Qui ciò che parla di Dio è l’assenza: l’assenza di pace, l’assenza di silenzio, l’assenza di ascolto, l’assenza di amore. Quanta inquietudine si vive in questa città, nel cercarlo.

Mi aspettavo un Gesù in carne ed ossa di fronte a me, con il quale parlare apertamente, e ho trovato un sepolcro vuoto. Che delusione. Ogni luogo di questo pellegrinaggio era intriso di attesa. L’attesa del sì di Maria, l’attesa della nascita, l’attesa dell’incontro con un Gesù adulto, cercatore di uomini. E ogni luogo che narra di lui, non ha senso senza il luogo successivo. Perché la storia di Dio non ha senso senza il suo finale. Per tutto il tempo ho pensato: ma dov’è??? E per tutto il tempo ho pensato ai momenti in cui ci siamo incontrati, in cui sono stata cuore a cuore con lui, ai momenti in cui mi sono sentita amata. E non lo riconoscevo. Quanta inquietudine essere nella sua terra e non trovarlo. Ma è come cercare qualcuno nella casa d’infanzia, entrare nella sua camera con ancora i pupazzi sul letto e non trovare altro che della nostalgia.

Il centro nevralgico della storia di Dio è nel calvario e poi nel sepolcro, dove l’uomo l’ha voluto relegare, incapace di accettarlo. E in questo luogo aspettavo un’enorme commozione. Ho passato una notte intera a cercarlo là dentro, senza trovarlo. Lui non c’era. Vi urlo davvero questa notizia: Gesù non è nel sepolcro!
 Davvero non è più lì. Mi sono disperata di non trovarlo. Non ci potevo credere. Quante volte ne ho fatto esperienza, quanto amo sentirmi nel suo Amore, e non trovarlo in quella che credevo la sua “casa” era per me inconcepibile. Pensavo di sbagliare qualcosa, di non conoscere più Dio, di dover ricominciare tutto da capo. Ma non mi sbagliavo: Gesù non è davvero più lì.
Il corpo di Gesù è asceso al cielo, assieme al suo spirito. E Gerusalemme questo non l’ha capito.

Gerusalemme non ha capito che ogni giorno, rifiutando i fratelli, sta rifiutando Dio. Perché Dio è dentro di noi. Io ve lo voglio dire. Ve lo voglio urlare. Voglio che tutti lo sappiano. Io ho visto uomini che lo cercano senza trovarlo, uomini per cui Dio è diventata una guerra, uomini per cui Dio è un’ideologia, una teoria, una filosofia. No, vi voglio dire, Dio è amore!
È vivo in noi, e vive di ogni volta che amiamo qualcuno.
Dio è un mistero, è la cosa più piccola del mondo, è nato e vissuto proprio lì, in quella terra che non l’avrebbe mai accettato.

Dio chiede l’umiltà di non poterlo conoscere fino in fondo, di non poterlo chiudere tra delle mura, ma di custodirlo in ciò che di più prezioso, bello ed affascinante abbiamo: il nostro corpo. Il suo corpo è diventato il nostro. Ecco perché non c’era in quel sepolcro. Dio è risorto da quel sepolcro, per fortuna!

Sono tornata a casa, a fatica, temendo ciò che mi aspettava, il pauroso quotidiano. Eppure camminando per le strade della mia città questa certezza d’amore si è fatta carne in me. In quel luogo non c’è più, ma noi l’abbiamo visto. Io voglio che lo sappiate, Dio vive nella nostra fede in Lui, nel nostro scommettere che in ogni passo faticoso nell’amore, nel rifiutare il male, nel fidarsi di Lui, c’è la vita. Io sono piccola, ma ogni volta che ci ho creduto, l’ho visto.

Non ci viene chiesto altro che di lasciarci amare e farci portatori di questo amore. Dalla Terra Santa è bello tornare, perché la vita è qui, nel nostro tempo, nel nostro spazio, non si può fermare, non si può congelare, si può solo intessere di bellezza, con la vita di Dio. Ed è in questa certezza di amore, che nasce il desiderio che tutti sappiano, che tutti sappiano che la brezza leggera che soffia per quelle strade, quasi impercettibile, è l’amore, voglio che tutti sappiano che l’uomo è degno di stima, di rispetto, perché è l’amato, perché è il luogo in cui Dio oggi vuole abitare. E non posso sopportare che qualcuno muoia senza saperlo, perché conosco il dolore di una vita spesa così.

E questo desiderio sfocia nell’impotenza di fronte alla libertà dell’altro di non accoglierlo. E di nuovo riapprodiamo all’amore. Perchè Dio ha scelto questo per mostrarsi: la possibilità del rifiuto per lasciarci liberi.
Io tutto questo non lo riesco a capire, e forse nemmeno a credere fino in fondo, ma è la mia fede, che ho ricevuto senza alcun merito, capacità o volontà, è un immeritato dono che ho ricevuto, e per questo ve la voglio donare.

Emilia

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“FRANCESCO, QUANTO RESTA DELLA NOTTE?”

Il pellegrinaggio consiste in cammino sui passi di Francesco nei luoghi della sua giovinezza e della sua conversione.

Il Canto nella Notte quest’anno sarà strutturato diversamente: non cammineremo tutta la notte ma solo per una parte, per poi permettere a tutti di riposare.

La domenica mattina ci ritroveremo per concludere la nostra esperienza con la celebrazione eucaristica che si terrà alle ore 10 nel Bosco della Casa di accoglienza Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli.

L’iniziativa è rivolta ai giovani dai 18 ai 33 anni.

Sabato 20 giugno 2015

  • Accoglienza dalle ore 14 alle ore 16 alla DOMUS PACIS
  • Ritrovo ore 17 alla Rocca Maggiore di Assisi
  • Prove di canto – Catechesi – Cena al sacco
  • Partenza del pellegrinaggio
  • Arrivo alla Porziuncola (previsto alle ore 2.00)
  • Riposo nei luoghi di alloggio

Domenica 21 giugno 2015

  • Celebrazione eucaristica ore 10.00 al Bosco della DOMUS PACIS
  • Saluti e partenze

È necessario portare sacco a pelo e stuoino (per la notte), cena al sacco, kway (o qualcosa per ripararsi dall’eventuale pioggia) e cappellino.

È solo da un paio di settimane che mi è stato chiesto così su due piedi, di scrivere la mia testimonianza. Ecco, razionalmente lo sapevo che questo è un Dio che turba e disturba, ma questa richiesta mi ha permesso di farne la sensoriale esperienza! Ne avevo ascoltate tante di testimonianze, seduta dall’altra parte al sicuro, ed era illuminante ascoltare…quando “la faccia” non era la mia! Oggi capisco che è esattamente così che vivevo la mia relazione con Lui, Dio seducente, finché non veniva chiesto a me di essere sedotta per davvero.

A volte è più sicuro guardare gli altri giocare, piuttosto che mettersi in gioco in prima persona. Che cosa avrei potuto dire io?

Ho capito poi qual era il problema del non sentire la mia testimonianza “abbastanza”. Non avevo capito che Dio, nella tua vita può entrarci in due modi: o come un fulmine, inconfondibile luce a ciel sereno, che non puoi non riconoscere, perché arriva ad un momento esatto, di cui ricordi il giorno e l’ora; oppure arriva come l’aurora. Arriva come il primo raggio di luce dell’alba, che tu non sei neppure sicuro se ci sia o no, il cambiamento è impercettibile, confondibile, ma minuto dopo minuto, nella mia vita giorno dopo giorno, la luce imperiosa avanza e ti accorgi all’improvviso che si è fatto giorno. Il corso Zero è stata la mia Aurora. Ci sono arrivata trascinata da un amico, si, trascinata, perché il fine settimana per me c’erano le partite di pallavolo, gioco ben più importante del mettersi IN gioco per Dio! Questo Dio che era solo il dovere di andare a messa la Domenica. Che ne sapeva poi di me questo Dio che se ne stava rinchiuso in una chiesa, che ne sapeva Lui di me quando ero gelosa del successo altrui, che ne sapeva Lui di me quando i miei genitori non mi facevano sentire abbastanza, che ne sapeva Lui di me quando mi sono innamorata, Lui che se ne sta dentro la sua chiesa!

Al Corso Zero mi sono innamorata. Le catechesi che ascoltavo mi facevano sentire viva turbandomi e disturbandomi, trovando nella Sua Parola una certa forza logica che non riuscivo a smontare nonostante ci provassi. Al Corso Zero ho assaggiato un cibo che sapeva di buono, ho respirato un profumo la cui fragranza mi inebriava. Al Corso Zero ho scoperto che Dio non era fatto né di pietra, né di bronzo, che non era un bel dipinto in chiesa, né un’immagine, nè un’icona, ma era fatto di carne viva, palpitante, sofferente, amante. Ho scoperto un Dio che non se ne stava affatto rinchiuso in una chiesa ma studiava con me all’università, litigava con me con mia mamma, e giocava con me a pallavolo. Dall’Aurora di allora, oggi mi accorgo che è giorno, e con questa luce, Dio nella mia vita “non ha fatto cose nuove ma ha fatto nuove tutte le cose”. Quello che è cambiato non è stato né gruppo di amici, né abitudini, ma punto di vista. Dio mi ha insegnato a cambiare visuale per spostarla più in alto, così da uscire dalla mia piatta egoistica misura delle cose, ed osservare tutto dal punto di vista delle stelle. Come con Abramo chiamato ad “uscire fuori” e contemplare le stelle, così Dio mi hai insegnato che non posso guardare al cielo e dal cielo se non esco dal mio piccolo guscio di egoismo. E allora ho scoperto la prospettiva, la profondità, lo spessore. Che bello questo Dio che mi fa uscire dalla mia chiusura, dalle mie paure, dalla mia logica e mi porta fuori a veder le stelle!

Ecco, Dio mi ha insegnato che la paura tiene stretto, ma l’amore tiene caro. Ed oggi è giorno, alla luce del Suo Amore.

Elena

2015 –  XXXV Marcia Francescana – Gruppo Umbria-Sardegna
CERCO IL TUO VOLTO
Video inno ufficiale

Il titolo della 35 Marcia francescana, attraverso il cammino fisico, vuole aiutare ogni giovane a ritrovare il volto bello del Maestro, il Signore Gesù: un volto consegnato, umiliato, rinnegato, rivelato…Ma allo stesso tempo ritrovando il volto di Gesù vogliamo trovare anche il nostro volto ferito, stanco, deluso ma amato immensamente da Dio Padre che perdona ogni suo figlio. Gustate la bellezza del Perdono e della Misericordia di Dio Padre, mettendovi in cammino verso la Porziuncola, la Porta del cielo.
Ritrovo 25 luglio 2015 a partire dalle ore 15 presso il Centro Scolastico di Ciconia-Orvieto
Fine della marcia 04 agosto dopo la messa delle ore 8.00
Ricordarsi di telefonare per la conferma!

Per capire di cosa si tratta:

Condividi foto, saluti e preghiere con i giovani della Marcia
#cercoiltuovolto @FratiAssisi – post su Facebook

Anche un viaggio lungo 1000 km inizia con un piccolo passo – Lao Tzu.

Alcune indicazioni per raggiungere Orvieto!!

In treno: Raggiungere la stazione di Orvieto

Per chi arriva da NORD:

Dalla stazione di Firenze:

h 12:20 Firenze Rifredi arrivo ad Orvieto alle 14:08

h 13:09 da Firenze S.M.Novella arrivo ad Orvieto alle 15:22

Dalla stazione di Terontola-Cortona

h 12:38 arrivo ad Orvieto alle 13:22 (Treno Rv 2309)

h 14:38 arrivo ad Orvieto alle 15:22 (Treno Rv 2311)

Per chi arriva da ASSISI:

h 11:19 (Assisi) –> h 12:18 (Terontola-Cortona) (Treno Rv 3158)

h 12:38 (Terontola-Cortona) –> h 13:22 (Orvieto) (Treno Rv 2309)

oppure

h 13:17 (Assisi) –> h 14:18 (Terontola-Cortona) (Treno Rv 3162)

h 14:38 (Terontola-Cortona) –> h 15:22 (Orvieto) (Treno Rv 2311)

Dalla stazione di Orvieto ci saranno alcuni giovani che vi indicheranno come raggiungere il centro scolastico di Ciconia!

ciconia

 

Testimonianza di alcuni giovani durante il corso Maddalena.

Ero confuso ed è arrivato l’Amore, ero stanco ed è arrivato l’Amore, ero assetato ed è arrivato l’Amore. Cercavo un dove, cercavo una strada e sono stato preso per mano dall’Amore.

Il corso vocazionale è stato lasciarmi indicare chi è davvero Dio. Al corso vocazionale le mie idee, le mie formalità, le mie paure hanno ceduto, la mia sete è stata saziata, come dice Gesù alla Samaritana: “…chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv4, 13-14).
Dal corso vocazionale tutto è cambiato; la forma, l’apparenza, ciò che gli altri pensano, non è più determinante; quello che conta per me è l’Amore. L’Amore si è riacceso e ha dato vita a tutto, nella quotidianità, nelle difficoltà, nella sofferenza, nel servizio, passo dopo passo e sbaglio dopo sbaglio; il mio cuore è ricolmo di amore, batte per la vita.
Dal corso vocazionale le mie giornate sono sempre le stesse, ma il centro è tornato al suo posto; ogni azione, ogni relazione, ha acquistato il suo valore più profondo, perché mi sono riscoperto figlio amato, atteso, pensato, di un Padre che ama follemente; che sempre mi chiama e sempre mi aspetta, che soffre ogni volta che mi allontano da lui, ma sempre è pronto ad accogliermi e ripartire da capo. Non un padre fiscale, non un padre che vuole chissà cosa da me, ma un Padre che mi ama così come sono! E mi chiede solo di essere riconosciuto come Padre, Colui che mi ha dato la vita! Soffre, perché io senza Lui non ho vita, mi perdo in piccolezze, in banalità, mi accontento e non vivo; Lui è la vita, la pienezza, il respiro; è in Lui che tutto prende senso, è in Lui soltanto che io posso vivere!
Allora mi sono risuonate le parole di San Francesco: “Non più figlio di Pietro Di Bernardone ma Padre nostro che sei nei cieli!”, che libertà che gioia nel dire queste parole! Sono finalmente io.
Questo nella mia vita di tutti i giorni si è riversato e si riversa in ogni ambito. Prima vivevo il fidanzamento in secondo piano rispetto al servizio ai poveri, invece adesso lo vivo e voglio viverlo appieno, perché lì passerà la mia risposta a questo Amore. Nell’ultimo periodo il servizio che svolgo all’interno di una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, era vuoto e molto stancante, mentre ora nasce tutto da un Amore più grande di Dio per me, che mi nutre e che spero di trasmettere servendo; anche la fraternità e l’amicizia si sono rinnovate, vivendole con meno possesso e più verità.
Insomma esteriormente magari è cambiato poco, i numeri e gli impegni sono più o meno gli stessi, ma dentro è cambiato tutto, tutto ha preso vita. Credo che ogni giovane dovrebbe avere la possibilità di vivere il corso vocazionale, ogni giovane dovrebbe darsi questa opportunità; spero di essere sempre più strumento e tramite perché tutti possano abbracciare questo Amore sconfinato.

Tobia

Vocazione, pellegrinaggi e Perdono da Assisi a San Francisco

Nel pomeriggio di ieri Federica Grandis, inviata di TV2000, è tornata a Santa Maria degli Angeli per offrire a tutti i telespettatori dell’emittente televisiva esperienze e racconti legati alla Porziuncola o nati intorno ad essa.

Per Micol fondamentale è stato il fare memoria della fedeltà del Signore, anche nei propri momenti difficili, per far ritorno alla fonte dell’acqua viva: Gesù.

Testimonianza di Micol, una ragazza perugina che ha ritrovato l’acqua viva… un passo per volta, attraverso le esprienze della Parola che ha potuto fare durante i corsi per giovani ad Assisi.

 

Un piccolo gruppo di francescani di Assisi, composti da 3 frati sacerdoti e da due suore, si recheranno a Londra per un lungo weekend di prima evangelizzazione.

A farne richiesta gli stessi Frati Minori inglesi che, dopo aver conosciuto le iniziative che i Frati svolgono da oltre 25 anni all’ombra della Porziuncola con giovani provenienti da tutta Italia, desiderano offrire ai giovani londinesi la gioia dell’incontro che, solo, ha la capacità di salvare la vita, di renderla piena e bella, di dissetare la sete più profonda del cuore umano.

È l’incontro con Cristo che motiva l’entusiasmo e che muove i Frati di Assisi, così come è per ogni cristiano, all’annuncio di pace: pace con Dio, pace con se stessi, pace con i fratelli e pace con il Creato. Innegabile la sete di pace che sempre renderà attuale Francesco d’Assisi, ma ancor prima e ancor più Colui che è la nostra Pace.

Viene naturale, dunque, specialmente tra fratelli, condividere l’esperienza di questi anni di annuncio in Assisi che si sono rivelati, per grazia di Dio, tanto fecondi, e provare a riproporre altrove una modalità che già in altre città europee (Madrid, Avila, Siessen), e non (dal Messico alla Terra Santa) sta dando buoni frutti.

A Londra si è scelto di iniziare con quello che in Italia chiamiamo “Corso Zero”, pensato per chi intende iniziare o ricominciare un cammino cristiano. Un Corso Zero, che anche a Londra terrà lo stesso nome in italiano, per scoprire che Dio è il primo a muoversi per raggiungerci lì dove siamo: nel dolore e nella morte, come anche nei sogni e nei desideri!

Corso Zero è rivolto a giovani dai 17 ai 33 anni e si svolge dal 23 al 26 ottobre (dalla cena di giovedì 23 al pranzo di domenica 26) presso la Domus Mariae Centre, 803 Chigwell Road, Woodford Bridge, Essex IG8 8AU.

Per iscriversi o per qualsiasi altra informazione, contattare:

Fr Danny ofm: 01635865353
Fr Juniper ofm: 01316612185
oppure mandare una email a corsozero@coldashcentre.org o accedere al sito Cold Ash Retreat and Conference Centre.

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