Il mio cammino di fede è iniziato da poco più di un anno. Prima ero credente e cristiano ma vivevo la fede a
modo mio: il mio rapporto con Dio era regolato da logiche dare-avere fino a quando, stanco della mia ipocrisia
che mi portava a cercarlo solo quando ne avevo bisogno ho deciso di non scomodarlo più e mantenerlo
lontano dalla mia vita. Mi sentivo molto più coerente con me stesso e leale verso Dio. Ho iniziato a tenere
dentro di me problemi, paure e ansie e ho cercato di trovare in me la soluzione a questi. Risultato? Una vita
difficile nella quale sentivo il peso di ogni scelta, accusavo l’infelicità nel non poter contare su nessun altro
all’infuori di me, sentivo l’insoddisfazione del non vedere i miei sacrifici adeguatamente ricompensati e
vivevo un rapporto con la mia ragazza che faceva fatica a decollare.
Cercavo di incarnare il ruolo del self-made-man, l’uomo che non chiede mai aiuto a nessuno e non ha bisogno
di nessuno se non delle proprie capacità per affermarsi e realizzarsi nella vita. Il tutto era ben intriso da una
buona dose di idolatria. Ero sempre pronto al sacrificio, pervaso da spirito di abnegazione prima verso gli
studi universitari e poi verso il mio lavoro. Pensavo prima che la felicità sarebbe arrivata dopo la laurea, poi
dopo il lavoro e poi ancora dopo che avrei fatto carriera. Man mano che raggiungevo i miei traguardi, tuttavia,
non mi rendevo conto che sistematicamente spostavo l’asticella sempre un po’ più in alto e che non ero mai
soddisfatto di ciò che avevo. Nel medesimo istante in cui raggiungevo ciò che volevo, il castello di sabbia
crollava e la felicità che avevo riposto in quel traguardo lasciava presto il posto alla stanchezza e
l’insoddisfazione per tutto quello che avevo sacrificato per arrivare fino lì: le relazioni con la mia ragazza, con
i miei familiari, con gli amici messe in secondo piano, la relazione con me stesso trascurata, non conoscevo
riposo. Ero diventato il giudice spietato di me stesso, cercavo in me la perfezione e mi disprezzavo ogni volta
che non riuscivo ad esserlo. Ben presto lo sono diventato anche verso gli altri, pretendevo da loro la stessa
determinazione e precisione nel fare le cose, non accettavo superficialità e mediocrità.
Ovviamente non avevo una visione così limpida della mia vita e la descrizione del me stesso di qualche tempo
fa che ho appena fatto è il frutto di un percorso di discernimento fatto recentemente. Semplicemente vivevo
la mia vita oscillando come un pendolo fra picchi di felicità e di slanci di euforia prima di ritornare verso un
senso di frustrazione e impotenza a cui non riuscivo a dare una spiegazione, un nome.
A seguito dell’ennesimo litigio con la mia ragazza decisi che anche il rapporto con lei non era all’altezza delle
mie aspettative e che era arrivato il momento di tagliare anche quella relazione. Mi sono chiuso in me stesso
e ho deciso di dedicarmi solo al lavoro. Ci sono voluti mesi prima che toccassi il fondo e mi rendessi conto
che non ero fatto per stare solo, che avrei dovuto imparare ad accettare di essere bisognoso d’aiuto e che i
problemi con la mia ragazza erano il riflesso dell’insoddisfazione di me stesso. Ma questo era solo il punto di
partenza e non avevo idea di quale poteva essere la soluzione. Riuscii a recuperare il rapporto con la mia
ragazza e a fatica cercavo di lavorare su me stesso. Ancora una volta cercavo in me la soluzione.
“Vuoi partecipare al corso fidanzati organizzato dai frati di Assisi?”. Non era la prima volta che me lo chiedeva
dopo il nostro riavvicinamento ma avevo sempre declinato il suo invito dicendo che non potevo prendere
ferie, cercando di mascherare il mio scarso interesse. Ma quella volta, per via della pandemia il corso era
online e durava un weekend. Non avevo scuse. Il corso in sé fu piuttosto interessante ma non illuminante.
Dal colloquio con un frate dopo il corso emergeva forte che il problema che impediva alla coppia di prendere
il volo verso orizzonti più ampi era che nessuno dei due aveva una relazione vera con Dio. Ci invitava pertanto
a intraprendere un cammino di fede individuale. Decisi di mettermi in discussione e fidarmi di quel frate. Mi
diede inizialmente due compiti: “cerca nella tua città dove si tiene il corso delle 10 Parole e seguilo e vieni ad
Assisi a seguire il corso vocazionale”. Mi si chiedeva solo di essere disponibile ad ascoltare un messaggio, cosa
avrei avuto da perdere? Mi misi in ascolto. Il Signore ha fatto il resto. Ha restituito la carne al mio cuore di
pietra, mi ha fatto riconoscere le mie povertà e mi ha fatto sentire profondamente amato e perdonato
proprio nei miei lati più oscuri. Chi ero io per disprezzarmi quando non riuscivo a essere ciò che volevo mentre
Lui ha dato la sua vita per me? Ho benedetto il mio passato, i miei fallimenti e delusioni. È grazie a
quell’infelicità che ho potuto mettermi in cammino e intravedere il progetto che di Dio ha per me. Il Signore
mi ha insegnato a dare importanza all’amore verso me stesso e verso il prossimo. Il giudice spietato si sta
lentamente trasformando in un compagno accogliente anche se a volte spunta ancora. Il Signore ha
abbattuto le mie idolatrie, mi ha insegnato a cercare nel suo amore la mia felicità. Ho scoperto quanto
liberatorio può essere gridare a Dio, affidargli quotidianamente le mie scelte, le mie ansie, il mio non sentirmi
all’altezza delle situazioni. Ho imparato a stare in relazione con Dio attraverso la sua Parola.
Finalmente non sono più solo a dovermela cavare nel mondo, adesso ho un Padre che si occupa di me.

Stefano

Era da poco che frequentavo Assisi e la Chiesa in generale, non facevo parte di gruppi di preghiera, non vengo da una famiglia cattolica, ero completamente fuori da questo mondo.

Ho partecipato al Corso Fidanzati nel 2021 con il mio ragazzo, un corso che mi ha aperto gli occhi, ma sentivo la necessità di approfondire e di vivere qualcosa di più nella mia vita, mi ero stancata di accontentarmi e di bere acqua dalle pozzanghere: volevo bere direttamente dalla sorgente della vita! Una volta tornata a casa ho, però, trovato difficoltà a seguire una linea di fede e preghiera.

Mi è stato proposto il corso NOTTE DI GRAZIE, all’inizio di giugno 2022.

Arrivo ad Assisi presa dai miei impegni, immersa nei miei pensieri per via del lavoro e delle difficoltà di tutti i giorni ma decido di affidarle a Dio e da lì sono partita. Sono stati 3 giorni intensi, dove finalmente ho distrutto la mia armatura e ho aperto il mio cuore a Lui, giorni pieni di gioia, in cui ho conosciuto persone e frati fantastici. Pensando a quei giorni mi viene in mente subito la luce, la luce che è stata data alla mia vita, un nuovo modo di pregare, lodare, ringraziare e soprattutto vedere e prendere le cose diversamente, in una prospettiva inedita.

Mi colpì subito il modo di lodare il Signore per ciò che ci dona, di qualunque cosa si tratti; non era la solita preghiera ma qualcosa di più, proprio quel pizzico di sale che ci voleva nella mia vita. Dopo quei giorni credo davvero che Dio abbia preso tutti i mali della mia vita per farli cooperare al mio bene (cf. Rm 8,28).

Tornare a casa è sempre difficile, perché ad Assisi c’è un’atmosfera unica!

È stata una grazia riuscire a portare questa luce nella vita di tutti i giorni. A proposito accadde che a mio papà, che soffre di problemi alla schiena da tempo, dopo aver fatto una visita medica, venne detto che se non si fosse operato con urgenza avrebbe potuto perdere l’uso delle gambe. Gli diedero una terapia di supporto e lo mandarono a casa. Io non sapevo che fare, mi sentivo impotente, ma l’aver scoperto questo nuovo modo di affrontare ciò che non va secondo i miei piani mi ha aiutato a mettere da parte la reazione che avrei avuto tempo fa e che si sarebbe rivelata inutile: lamentarmi e piangermi addosso.

Così ho iniziato a ringraziare, a lodare, pur non senza fatica. A volte non ero neanche sicura di ciò che facevo, perché quello che stava accadendo mi preoccupava molto, ma decisi di farlo e di fidarmi.

Dopo qualche settimana mio papà fece altre visite, la terapia che doveva solo essere di sollievo ha funzionato, il medico gli disse che i risultati erano buoni e che a quel punto l’intervento poteva essere procrastinato.

Inutile spiegare la gioia che provai dopo questa notizia, che io non potevo non collegare alla grazia della “lode” gratuita imparata ad Assisi.

Dio c’è, è tra noi, è fedele, chiede solo di fidarmi e io ho deciso di farlo.

Giorgia

La Marcia Francescana è stata una esperienza della totalità di Dio. Ogni momento vissuto diventava occasione concreta di incontro con l’Amore di Dio. Il cammino, la preghiera, la fatica, le condivisioni, le risate e anche il riposo della notte mi ha permesso di rimanere dentro alla relazione con Lui e allo stesso tempo di rinnovarlo continuamente. La novità veniva da una parola, un sorriso, uno sguardo, un abbraccio che mi rimaneva impresso, e che percepisco ancor oggi profondamente mio. Io non mi ero preparato fisicamente per il cammino, ma addirittura nelle due settimane prima dell’inizio della Marcia iniziai ad accusare dolori particolarmente forti al ginocchio destro. La cosa mi mise un po’ in allarme, tant’è che iniziai delle sedute intensive di fisioterapia per provare a recuperare il più velocemente possibile. Tuttavia dentro di me rimanevo in pace, credevo che vivere questa esperienza era una chiamata del Signore, e soprattutto vedendo quanto già aveva operato durante l’anno ero sicuro che non mi avrebbe abbandonato. Vedendo questa mia serenità, una mia amica mi chiese “pensi di camminare solo con lo Spirito Santo?”. Questa sua provocazione divenne poi pienamente vera. Lo Spirito di Gesù era infatti sempre con noi. Lo vedevo dalla fratellanza che sperimentavo, con alcuni ci conoscevamo appena da pochi giorni eppure ci siamo confidati a cuore aperto l’uno con l’altro. Le barriere e le maschere che ordinariamente si incontrano nei rapporti all’interno della società attuale, e che per me spesso si traducono nella paura di essere amato, erano cadute. Dopo ore e giorni di cammino infatti non hai più nulla da trattenere, sei semplicemente te stesso e guardando chi ti è accanto riconosci che siamo tutti figli di un unico Padre. Non c’è nulla di cui avere paura. I miei limiti, le mie insicurezze, i miei desideri e le mie attese sono stati colmati e riempiti di gioia proprio attraverso chi mi stava accanto. Perché nella Marcia Francescana nessuno viene lasciato indietro, e ogni vero desiderio del cuore trova concretezza. Alla fine il ginocchio resse il cammino fino all’arrivo in Porziuncola, eccezion fatta per il tratto finale della tappa di Colombella dove mi fu consigliato di fermarmi e attendere assieme ai guastatori i Marciatori all’arrivo. Inizialmente nacque il dubbio “e se mi stessi perdendo qualcosa?” decisi però di rinnovare la mia fiducia al Signore anche in quella situazione e Lui non tardò a visitarmi. Nel condividere il servizio con i guastatori e poi l’incoraggiamento e la festa all’arrivo dei marciatori mi ritrovai ricolmo di gioia. Incrociare gli occhi e i volti dei marciatori all’arrivo mi ha fortemente commosso, vederli arrivare uno per uno è stata una testimonianza di Fede che custodisco nel cuore. Gli occhi di un marciatore all’arrivo trasmettono tutta la totalità del desiderio di Dio con cui ha camminato, passo dopo passo mettendoci tutta una vita dentro. Nella sera di quello stesso giorno, durante la veglia fummo invitati ad entrare nel deserto del nostro cuore. Nell’invocazione vissuta durante quel momento mi sono sentito visitato e guardato da un Amore più grande di tutto. È stato così intenso, forte e vero che mi ritrovai a piangere in un modo che non mi era capitato prima. Ogni lacrima partiva da dentro, da molto profondo e non riuscivo a controllare questo moto interiore. Erano lacrime che avevano incontrato l’Infinitamente Buono, lacrime che mi hanno preparato all’arrivo in Porziuncola il 2 agosto.
Entrare in Porziuncola per me ha voluto dire entrare nel grembo della Vergine e Madre Maria. In quel momento ho lasciato tutto quello che mi ero portato, e ho affidato il mio desiderio di rinascere insieme a lei, seguendo il cammino indicato da S. Francesco. Una rinascita che si è subito concretizzata nelle parole “Amare nella Libertà”. La fatica del cammino infatti mi ha fatto comprendere che l’Amore vero, è un amore libero che non trattiene, che si fida e affida anche quando non capisce come si attuerà. Una volta usciti è stata una grande festa. Razionalmente non riuscivo a comprendere cosa stesse accadendo, tra gli abbracci, i sorrisi, le lacrime e le parole scambiate. Ero stupito, riconoscevo solamente che un dono di Grazia particolare aveva riempito i nostri cuori, Dio è veramente infinitamente buono. In quell’istante diedi un significato personale all’ esclamazione di S. Francesco “voglio portarvi tutti in Paradiso”.
Infatti cos’è il Paradiso se non questa esperienza di vita in abbondanza vissuta nella gioia della fraternità che trasmette l’Amore che Dio ha per me e per te. E in questo senso anche io desidero e auguro una esperienza così totale dell’Amore di Dio per chiunque!

Giorgio

Sono arrivato alla Marcia 2022 nel mezzo di un cammino di fede che sembra non
conoscere fondo; più vado avanti ad approfondirlo e più mi accorgo che non c’è
una fine all’amore che mi spinge ad approfondire la mia relazione con Dio. Sono
arrivato alla marcia dopo mesi rocamboleschi pieni di cambiamenti e di nuove
esperienze e amicizie. Quando ho iniziato il mio percorso con il SOG a dicembre
dello scorso anno già avevo abbozzato l’idea di fare la marcia. Ero infatti venuto a
conoscenza di questa esperienza mediante le testimonianze su Chiara Corbella, e
da subito mi aveva incuriosito molto. Poi, varie storie a cui alcuni amici
accennavano senza mai spoilerare troppo ma che andavano sempre fino in fondo
nel significato importante della marcia per la loro vita mi avevano affascinato.
Tuttavia, mi sono affidato al mio padre spirituale, ed è stato lui a propormi di farla
quest’anno. Preso dall’emozione ho accettato subito la proposta! Le settimane
prima della marcia sono state molto intense per via della sessione universitaria, ma
non facevo che contare i giorni che mancavano!
E poi siamo partiti! In verità, io non sapevo bene che cosa aspettarmi perché
volutamente non avevo voluto sapere molte notizie su cosa si facesse
effettivamente. Ero consapevole però di avere dentro delle domande grandi da
portare fino alla Porziuncola e che sarebbero stati giorni impegnativi. Così è stato: i
primi giorni sono stati una lotta a lasciarsi amare fino in fondo dalle persone che
avevo intorno; poi alcuni dialoghi mi hanno aiutato e i giorni successivi sono stati
un’esplosione di occasioni per conoscere persone, approfondire rapporti e fare
dialoghi profondi. Non ho mai trovato un posto così bello e così grande dove
davvero poter mettere a tema tante domande che mi portavo dentro, a partire da
quelle di fede fino a conversazioni e momenti più leggeri. I primi giorni eravamo
tutti dei semplici compagni di cammino, poi col passare dei giorni certi rapporti
fanno davvero la differenza.
La cosa che più mi ha colpito e che mi porto dietro di quei giorni è l’amore gratuito
ricevuto. Alla marcia non importa chi sei o quale sia la tua storia o quanti corsi SOG
hai fatto, tutti vengono trattati allo stesso modo! Credimi, io non mi sono mai
sentito così amato da degli sconosciuti come in questa occasione, il tutto a partire
da piccoli gesti, anche solo un guastatore che si ferma un istante e ti chiede come
stai lungo il cammino o un sorriso di un compagno marciatore che con gli occhi ti
dice ce l’abbiamo fatta all’arrivo. Quello che sto imparando è che tante volte
nemmeno servono le parole per amare chi abbiamo al nostro fianco, è sufficiente
uno sguardo che si lascia leggere, un abbraccio di gioia o una risata tra amici. Alla
marcia ho riscoperto quanto è bello non possedere nulla, eppure avere tutto! Anzi,
avere molto di più di quello che ci si aspetta!
Come dicevo all’inizio, sono partito senza sapere bene che cosa mi aspettasse
durante la marcia, non sapevo nemmeno il titolo, “Infinitamente Buono” (slogan
che si è rivelato durante tutto il cammino come la verità più profonda di tutto
questo percorso). Sapevo solo che, essendo il tema quello del perdono,
probabilmente ad un certo punto ci sarebbe stata una confessione e qualche altro
momento inerente al tema, ma non pensavo di certo che quei momenti potessero
essere così importanti per il mio cammino e farmi conoscere un altro livello di
comunione con il Padre.
Il passaggio in Porziuncola è stato un momento di gioia piena per me, un senso di
libertà e di festa che mescolato in questo modo ha sprigionato emozioni che non
avevo mai provato. Io auguro a te che mi leggi di provare emozioni di questo tipo
nella tua vita perché un senso di pienezza così in 23 anni di vita e vari anni di ricerca
e cammino di fede non l’avevo mai provata.
La marcia non te la consiglio se sei debole di cuore: perché alla marcia tutti i cuori
più duri e freddi vengono frantumati e trasformati in cuori caldi e di carne che
sanno amare. “Da un amore gigante così io non posso tornare indietro” dice una
canzone di Debora Vezzani. Credo che descriva bene quello che ho provato in
questo cammino e che nel quotidiano cerco di restituire a chi incontro.
Riccardo

Sono finito alla Marcia Francescana 2022 in maniera rocambolesca, in un momento particolare della mia vita, come molti miei compagni di cammino. Avevo sentito parlare della marcia nel libro su Chiara Corbella “Siamo nati e non moriremo mai più”, ragazza alla cui storia devo molto. Non sapevo molto su Assisi, non ero mai stato in Porziuncola e non sapevo nulla sulla marcia. Sapevo solo che in occasione della festa del Perdono un gruppo di frati, suore e di giovani si mettono in viaggio, ogni anno, per arrivare alla Porziuncola. Da subito ho sentito nel cuore il grande desiderio di vivere anche io questa esperienza e scoprire se in marcia avrei potuto incontrare altri ragazzi, della mia età, innamorati di Dio come lo era anche Chiara (spoiler: era pieno). Ovviamente, la mia marcia è andata ben al di là di qualsiasi possibile previsione.

I giorni precedenti alla partenza ho iniziato a ricevere qualche dettaglio in più sull’esperienza che stavo per affrontare: il tema per il 2022 sarebbe stato “Infinitamente buono” e la marcia, come ogni anno, avrebbe riguardato l’esperienza del perdono. “Tutto qui?”, pensai. Insomma, ho fatto le elementari dalle suore, anni di catechismo e da qualche anno ho ripreso con serietà il mio cammino di fede… è “tutto qui” quello che dovrà dirmi la marcia? Non vi nascondo che un minimo di delusione sincera c’è stata, seguita però subito dalla convinzione che Dio ha una parola per ognuno di noi e a me chiaramente avrebbe detto qualcos’altro, qualcosa di nuovo.

Capiamoci, non si trattava di sminuire la bellezza del perdono di Dio, e nemmeno mettere in dubbio la Sua infinita bontà. Ma erano cose di cui ero già a conoscenza e di cui giù godevo attraverso la confessione e i sacramenti che già contribuivano alla mia felicità da figlio di Dio.

E infatti, fortunatamente, avevo torto e Dio ha fatto nuove tutte le cose, come al solito.

Quelle parole erano rivolte proprio a me! Ed hanno assunto un significato concreto, le ho potute vivere in prima persona, farne esperienza diretta in marcia: insomma è cambiato tutto, nonostante tutto sia rimasto come era prima. Dio, che si è fatto uomo per noi, che ha assunto un corpo di carne fatto come il nostro, ha mostrato il suo volto nel corso del cammino, e l’ho potuto vedere in prima persona, nei miei compagni marciatori, nei frati e nelle suore, nella confessione. E quel volto mi ha mostrato la Sua dolcezza. Quel volto che perdona, quel volto infinitamente buono, lo fa con la dolcezza che ora abita la mia relazione con Lui, con me stesso e con il mio passato. “La venda ya cayó”, recita una canzone sentita spesso nei giorni di cammino: “la benda ormai è caduta”. È stato proprio così. Arrivare in Porziuncola per me è stato come giungere alla meta di un viaggio lungo 28 anni e poter finalmente festeggiare con i propri fratelli l’infinita bontà di Dio.

Giovanni

“Così dice il Signore: Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.”

Sedotta, è così che mi sono sentita dopo aver ricevuto una chiamata del tutto inaspettata dove mi veniva proposto di partecipare al gruppo di servizio, i guastatori, della Marcia Francescana; sedotta perché non avevo l’avevo chiesto io di partecipare e non l’avevo programmato ma in pochissimi giorni tutto si è allineato perfettamente perché io potessi rispondere di sì a quell’invito. Fiduciosa, che in così poco tempo tutto fosse stato preparato e sentendomi desiderata e chiamata lì in questa esperienza, ho accettato. Solo dopo aver detto di sì mi sono resa conto che questa Marcia sarebbe stato per me il saluto al luogo dove avevo vissuto i miei ultimi 10 anni, avendo fatto l’università in Umbria. E non solo, sarebbe stato un saluto da un luogo speciale: la Porziuncola, proprio lì dove in questi anni ho incontrato il Signore e la mia vita è iniziata a cambiare con la luce della fede.

In pochissimi giorni mi ritrovo a Cortona, partenza di questa 40° Marcia Francescana, per iniziare questa esperienza anche in maniera un po’ inconsapevole, non avevo infatti un ricordo e una percezione nitida del servizio che i guastatori avevano svolto quando io ero stata marciatrice; ma una Parola ci ha sempre accompagnato: “il Signore è con te” e allora tutto il lavoro, la fatica, gli imprevisti, la stanchezza vissuti sono stati illuminati da quella Parola, tutto era vissuto alla presenza del Signore tra noi. In modo particolare per me, la Sua presenza è stata tangibile nel volto degli altri guastatori, nella loro disponibilità, nella loro gioia, nell’amicizia, nell’incoraggiarsi e nell’aiutarsi a vicenda, nel loro conforto e nei nostri momenti di condivisione. È stato proprio in alcuni momenti sia di lavoro, sia di riposo che capitava di confidarsi e ciò che mi hanno restituito è stata per me la voce del Signore che parlava nel deserto di quei giorni, dove io mi sentivo più vulnerabile e fragile, dove la stanchezza rompeva tutte le mie armi di difesa, dove il silenzio si faceva spazio perché alcune domande, che mi portavo nel cuore e avevo affidato in preghiera in quei giorni, non avevano risposta. Ma quello che mi abitava era serenità e pace nel mostrarmi così come sono e ho potuto sperimentato da loro quella cura e quelle attenzioni che ti fanno sentire profondamente amata.

Allo stesso modo, in modo particolare per tutti i marciatori, anch’io ho cercato di vivere questo servizio proprio con questo scopo, di poter donare a ciascuno delle persone che incontravo in ogni momento della giornata o nel compito che stavo svolgendo, quella cura che arrivava nella giornata come una carezza. Ciò che ho cercato di fare è stato quello di regalare loro un sorriso o un saluto, un incoraggiamento o una battuta perché anche loro potessero sperimentare quello che io avevo vissuto nella mia esperienza precedente da marciatrice, avere qualcuno che gratuitamente ha preparato tutto solo per te, qualcuno che è lì pronto a sostenerti e aiutarti solo per te, qualcuno che gioisce insieme a te e per te! L’esperienza della Marcia Francescana per me è l’occasione in cui puoi sperimentare di toccare veramente l’essenzialità della vita, in cui puoi fare a meno di così tante cose di cui ci riempiamo ogni giorno, ma arrivare a sera e gioire in pace di ciò che si è vissuto, di avere quel senso di profonda gratitudine alla Vita che non ci è mancato nulla, anzi che ogni istante è stato pienamente vissuto e mai sprecato.

Il passaggio in Porziuncola è stato emozionante e davvero lì ci ho lasciato tutte le mie domande e i miei desideri, affidandomi totalmente al Padre, ma soprattutto ci ho portato un grande grazie al Signore per tutta la vita che mi ha donato in questi anni e per questo regalo finale, di poter partecipare a quest’esperienza come guastatrice; ciò che più mi porto via è proprio questo senso di profonda gratitudine. Tante volte avevo maledetto la scelta della sede universitaria e molti fallimenti che in quegli anni ho vissuto, ma l’unica cosa che invece sono riuscita a pensare in quei giorni è stato: Benedetto quel giorno che ho fallito! Benedetta quella scelta obbligata! Benedetto quel giorno che non ho più contato sulle mie forze, perché se tutto questo serviva a portarmi fino a qui, a vivere la Vita che mi è stata donata, a godere dell’amore di tutti i fratelli che mi hanno accompagnato e a sperimentare l’abbraccio misericordioso del Padre, allora ne valeva la pena. Quel pezzo di storia non è più tempo perso o che vorrei cancellare, ma è tempo abitato da Dio! Perché il Signore, infintamente buono, è sempre stato con me!

Lucia

Quando sono stato invitato al pellegrinaggio in terra santa – “felice come una pasqua” –, tutto mi sarei aspettato tranne una confessione di 216 ore. Dio non mi ha concesso il favore di restare chiuso in quello che credevo di conoscere su di me, ma ha fatto sì che confessassi a me stesso chi sono veramente, senza mezzi termini per tutti i 9 giorni. Ogni passo, ogni pensiero, ogni catechesi, ogni volto che ho incontrato, urlava un invito di vita piena.

Ho iniziato a intuire la grandezza di questo invito, quando persino “quelle” pietre celebravano la vita più di me…

                …Simone di Giovanni mi ami tu più di costoro? (Gv 21, 15)

                L’Amore è sempre un invito. Questo mi fa paura perché la libertà dell’amore ha destabilizzato una tristezza profonda che mi portavo dentro, ed era difficile disobbedirle perché in fondo pensavo di meritarla. Ci sono sbagli dai quali pensiamo non ci possa essere remissione di colpa. Ed io decollavo con questo cuore.

L’avevo fatta davvero grossa e quando hai questa consapevolezza, il rimprovero brucia fortissimo dentro di te! L’Amore cerca proprio questo fallimento. Eppure, proprio non volevo dirglielo, pensavo fosse un fatto mio; tu hai sbagliato e tu devi rimediare, ma questa panacea è solo un’altra scusa che suona pressappoco così: “Io vorrei tanto essere all’altezza, vorrei tanto guardarti negli occhi e dirti ‘Si Signore, tu sai che ti amo, ma la mia memoria riattiva uno e un solo ricordo ‘quell’uomo non sono io’”

Questa frase brucia non per lo sbaglio fatto, ma perché mi ero ripromesso che non avrei più sbagliato, stavolta no Gesù! Era troppo umiliante per me, soprattutto perché significava che TU dovevi abbassarti ancora una volta per me, ma questo proprio no!

E una nuova parola ha iniziato a germogliare in me: non un’altra volta Agostino, ma per te, fino in fondo…

                …Simone di Giovanni mi ami tu più di costoro? (Gv21, 16)

L’Amore è sempre un invito. Questo mi fa paura perché arriva un tempo in cui hai esaurito tutte le scuse e non ci sono più parole dietro cui nasconderti, ma nel tuo fondo regge un esiguo filo di orgoglio difficile da spezzare: “io non sono così!”. Benedetto è stato questo momento perché finalmente ha preso vita la sua parola dentro di me. Quando abbiamo il cuore ferito ed esaurito tutte le scuse, Dio ci viene incontro; ed io l’ho accolto, perché cercavo difesa e no verità, eppure in questo rifugio mi ha istillato il desiderio della verità.

Per tanto tempo ho custodito una parola biblica nel cuore, e mentre pensavo di circoscriverla in me, mi lavorava nella discrezione. Questa parola, conteneva un presentimento di vita credibile, schiudeva e chiudeva insieme una carica di speranza e impotenza. Più la preservavo e più diventava pensate stare in quelle parole. Le aspettative personali e del mondo, gli affetti di chi ti sta vicino, dei parenti, degli amici, t’inchiodano in quella pungente satira “dov’è il tuo Dio” (Sal 41, 4) di cui tanto parli, ma io non avevo parole di difesa perché sapevo che il Vasaio stava rinnovando le sue promesse, ed era il tempo di lasciarsi ri-modellare (cfr Ger 18, 1-6).

E poi è accaduto che in quella terra santa, dove ho protetto quelle parole a denti stretti, sono stato accolto da qualcuno. Io pensavo di dover raggiungere chissà chi e invece ho scoperto che i confini del mio deserto solitario erano circoscritti in un abbraccio più grande di me…questo ha riacceso il mio cuore, gli ha dato un nuovo ritmo e la silenziosa quiete del deserto si è trasformata in una inquietudine incandescente!

                …Simone di Giovanni mi ami? (Gv 21, 17)

                L’Amore è sempre un invito. Questo mi fa paura perché arriva un momento in cui davvero devi consegnare il marcio che hai. Dietro questo mio putridume, nascondevo una fragilità immensa, inevitabile.

La lavanda dei piedi per me è stato un momento aureo e insieme dolorosissimo. Ho dovuto riaprire una “ferita necessaria” del mio cuore, una ferita che lo aveva spezzato strappandolo in me. Era la ferita che nessuno doveva vedere, perché memoriale del mio fallimento, della mia infedeltà e qui Gesù ha voluto metterci tutto sé stesso!

È proprio vero, sentire Gesù che carica su di se questo peso è inaccettabile, ti brucia dentro così tanto perché ha reso evidente quello che sospettavo nel mio intimo: “è proprio vero Gesù tu sai che sono incapace di amare, ogni due per tre sbaglio passo, ma allo stesso tempo sento di essere fatto da e per questo amore; sono venuto qui per ritrovarmi e invece continuo a perdermi nel tuo amore; sono venuto qui per trovare il per sempre e tu mi inviti a morire per qualcuno, fino in fondo ”. A TE, le cose fino ad un certo punto, proprio non piacciono….

…che te ne importa, tu seguimi! (Gv 21, 22)

Da quando sono tornato dal pellegrinaggio in Terra Santa, la domanda del cuore non è cambiata. C’è un urlo verso di Lui che rammenta “DOVE SONO LE COSE CHE MI HAI PROMESSO!?”, eppure ogni qualvolta mi presento davanti a te nell’eucarestia tu mi dici “Agostino hai capito cosa ho fatto per te? ed io rispondo: “No mio Signore, ma non smettere di compiere ciò che hai iniziato in questa terra santa!”

Agostino

Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23). Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore” (GE 15)

Ieri, 12 giugno, abbiamo vissuto insieme a tanti giovani dei nostri corsi, il X anniversario della Pasqua di Chiara Corbella Petrillo.

Dopo la testimonianza di Enrico e di fra Vito abbiamo celebrato la Santa Messa nella Basilica di santa Maria degli Angeli, nella quale il Ministro Generale Massimo Fusarelli, ci ha detto che “Siamo qui alla Porziuncola a ricordarla non solo perché qui ha vissuto momenti importanti, ma perché Francesco d’Assisi ha lasciato una traccia profonda nella sua vita e attraverso di lei ci fa vedere oggi che il Vangelo ci può trasformare”.

Grazie Chiara perché per molti sei stata la prova visibile che il Vangelo fa nuove tutte le cose. Grazie perchè ancora di più oggi ci fai vedere con i nostri occhi quanto è bello diventare santi. Grazie perchè ci ricordi quanto san Francesco e la Porziuncola siano canale della vita abbondante di Dio.

Infine il Ministro ha annunciato che il Vicariato di Roma, nella persona del cardinale vicario di sua Santità Angelo De Donatis, ha accettato la richiesta che la causa per la beatificazione della serva di Dio passi alla postulazione generale dell’Ordine dei Frati Minori. Chiara Corbella Petrillo presenta tratti caratteristici del carisma francescano, che in lei assume colori nuovi e inattesi grazie alla santa e adorabile Trinità.

Quando mi è stato proposto di fare il corso vocazionale sono rimasta impietrita, ero spaventata da questa parola: vocazione. Dopo molti tentennamenti mi sono iscritta al corso e lì ho scoperto che la parola vocazione richiama all’amore e alla gioia, con la consapevolezza di avere un Padre misericordioso che quotidianamente rinnova la sua promessa di fedeltà. Una volta finito il corso la necessità di restituire la bellezza ricevuta si faceva in me sempre più ardente e così ho deciso di andare a fare servizio al corso vocazionale della Settimana Santa. Sono arrivata un po’ di corsa, presa dal lavoro e dalle situazioni del mio quotidiano, ma una volta giunta ad Assisi e consegnate in Porziuncola tutte queste preoccupazioni, sentivo di avere il cuore pronto per questa esperienza. Fare servizio per me ha significato vedere negli occhi dei ragazzi e le ragazze del corso la Sara di qualche tempo fa, con tutti i dubbi e le incertezze, con la bellezza ricevuta dalle catechesi e dai compagni di viaggio. Ho visto nel viso di ognuno il volto del Signore. Si è soliti dire che quando fai servizio poi alla fine sono gli altri a servire te e, so che può sembrare un luogo comune, ma è proprio così. Ogni momento passato a fare azioni per e con gli altri è stato un dono di Dio, che con la sua pazienza mi ha aiutata a comprendere la ricchezza che c’è negli occhi di chi viene servito. Questo servizio al corso vocazionale è avvenuto in concomitanza della Settimana Santa e credo di non poter essere più grata di così perché Dio mi hai portata nella terra di Francesco per farmi vivere la Pasqua. Ho condiviso con i miei fratelli e le mie sorelle nello Spirito la bellezza del Triduo pasquale, dell’attesa e della gioia incommensurabile del Signore risorto per noi, alleluia! Ho sperimentato la purezza di un Padre che ha dato la sua vita per noi figli, così amati e guardati da lui. Ogni giorno mi approcciavo al servizio sempre più consapevole che le mie difese e le mie paure si stavano abbassando per lasciare spazio ai mei desideri più profondi di felicità. La parola che mi ha accompagnato nei giorni di servizio è una frase molto semplice che Simone dice al Signore nel Vangelo di Luca, “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5). Quel “ma” a metà frase è stato per me un passaggio obbligato, come se ci fosse un prima e un dopo, come se avessi deciso di dire anche io quel “ma” e di abbandonarmi completamente tra le braccia del Padre, come se sapessi che in quel “ma” c’era la chiave di volta per uscire dal silenzio del sabato per trovare finalmente la gioia della domenica di Pasqua. Questa parola ha segnato per me un prima e un dopo nel servizio, da un cuore che si era un po’ indurito ad uno che invece ardeva d’amore ed era pronto ad accogliere l’altro.

Ai ragazzi che hanno svolto il servizio con me non posso che dire un grande grazie, ho trovato dei fratelli con cui condividere momenti irripetibili. A te che hai seguito il corso riservo una parola di ringraziamento, nel tuo sguardo ho visto serenità, stanchezza, a volte timore e soprattutto tanta gioia, grazie perché il Signore mi ha concesso di conoscerti, di servirti e di poter pregare per te.

 

Il Corso Benedirò il Signore in ogni tempo e il Capodanno sono stati per me l’occasione di prendere consapevolezza di come vivevo prima, del cambio di prospettiva e del come cerco di vivere adesso.

La Parola che a questo proposito mi ha colpito molto perchè mi ci sono ritrovata riflessa è la storia di Davide e Golia.

Mi sono resa conto che negli ultimi anni della mia vita ho vissuto un po’ come Saul che si fa bloccare da Golia che è rappresentazione delle nostre paure: paura di non farcela, di sbagliare, di deludere gli altri, di non essere perfetta, di non meritarmi l’amore, di non essere all’altezza, e in più il voler avere tutto sotto controllo, e tutto questo inconsciamente mi bloccava e non mi permetteva di prendere in mano la mia vita e soprattutto dire quel SI al Signore per permettergli di sconfiggere il mio Golia, le mie paure.

In alcune occasioni ho avuto la percezione di vedere Dio più come un nemico, come qualcuno da cui difendermi, che come un Padre che vuole il mio bene; e questo mi portava a volere che le cose andassero come io pensavo fosse meglio, a prendere in mano la situazione e voler fare di testa mia, senza fidarmi davvero di Dio e questo mi ha portato ad ambiguità, delusioni e ferite.

Poi c’è stato il momento più basso in assoluto in cui mi sentivo completamente vuota e li ho deciso di fidarmi di Dio, ero stufa di sopravvivere e volevo davvero vivere credendo alla promessa che Dio è un Padre Buono e ci ama e vuole solo la nostra felicità!

Negli ultimi anni e in parte anche durante il Corso cercavo occasioni, incontri, confronti per trovare delle risposte, delle soluzioni, ma c’era sempre quella sottile paura che non mi faceva vivere appieno il tempo presente: ero spesso rivolta in qualche modo al passato (ai ricordi / rimpianti di come sarebbero potute andare le cose) o al futuro (e al farmi dei castelli mentali sull’immaginarmi come potrebbero andare) caricando la mia vita, è quindi anche gli altri, di pretese e aspettative che magari poi venivano deluse…

A questo proposito mi ha colpito molto durante il Corso la testimonianza della mamma di Carlo Acutis e in particolare la frase che lui diceva spesso “tutti nasciamo come originali, molti muoiono come fotocopie”: in un momento di riflessione ho capito che io stavo cercando risposte e soluzioni che mi potessero essere utili, e ho preso consapevolezza che in realtà non esistono soluzioni o risposte preconfezionate, che non esiste una vocazione o un’altra, ma che esiste La Vocazione, la mia Storia personale, l’Originalità di cui parlava Carlo, il riuscire ad essere pienamente se stessi in ogni istante della propria vita, rimanendo fedeli al proprio quotidiano, in università, con gli amici, con la famiglia, in ogni relazione e rimanendo ancorati saldamente alla mano di Dio!

Nell’ultimo periodo della mia vita e in particolare dopo il Corso ho iniziato a cercare di fidarmi per davvero e a non farmi bloccare più dalle mie pretese e aspettative sugli altri e sulle situazioni, ma cercare di accogliere ogni giorno, ogni situazione e persona che il Signore mette sul mio cammino come un dono, cercando di non avere la pretesa di volere capire tutto e subito, ma accogliendo ogni cosa, consapevole del fatto che Dio è dalla mia parte e vuole il mio bene.

Lorenza