Quando sono stato invitato al pellegrinaggio in terra santa – “felice come una pasqua” –, tutto mi sarei aspettato tranne una confessione di 216 ore. Dio non mi ha concesso il favore di restare chiuso in quello che credevo di conoscere su di me, ma ha fatto sì che confessassi a me stesso chi sono veramente, senza mezzi termini per tutti i 9 giorni. Ogni passo, ogni pensiero, ogni catechesi, ogni volto che ho incontrato, urlava un invito di vita piena.

Ho iniziato a intuire la grandezza di questo invito, quando persino “quelle” pietre celebravano la vita più di me…

                …Simone di Giovanni mi ami tu più di costoro? (Gv 21, 15)

                L’Amore è sempre un invito. Questo mi fa paura perché la libertà dell’amore ha destabilizzato una tristezza profonda che mi portavo dentro, ed era difficile disobbedirle perché in fondo pensavo di meritarla. Ci sono sbagli dai quali pensiamo non ci possa essere remissione di colpa. Ed io decollavo con questo cuore.

L’avevo fatta davvero grossa e quando hai questa consapevolezza, il rimprovero brucia fortissimo dentro di te! L’Amore cerca proprio questo fallimento. Eppure, proprio non volevo dirglielo, pensavo fosse un fatto mio; tu hai sbagliato e tu devi rimediare, ma questa panacea è solo un’altra scusa che suona pressappoco così: “Io vorrei tanto essere all’altezza, vorrei tanto guardarti negli occhi e dirti ‘Si Signore, tu sai che ti amo, ma la mia memoria riattiva uno e un solo ricordo ‘quell’uomo non sono io’”

Questa frase brucia non per lo sbaglio fatto, ma perché mi ero ripromesso che non avrei più sbagliato, stavolta no Gesù! Era troppo umiliante per me, soprattutto perché significava che TU dovevi abbassarti ancora una volta per me, ma questo proprio no!

E una nuova parola ha iniziato a germogliare in me: non un’altra volta Agostino, ma per te, fino in fondo…

                …Simone di Giovanni mi ami tu più di costoro? (Gv21, 16)

L’Amore è sempre un invito. Questo mi fa paura perché arriva un tempo in cui hai esaurito tutte le scuse e non ci sono più parole dietro cui nasconderti, ma nel tuo fondo regge un esiguo filo di orgoglio difficile da spezzare: “io non sono così!”. Benedetto è stato questo momento perché finalmente ha preso vita la sua parola dentro di me. Quando abbiamo il cuore ferito ed esaurito tutte le scuse, Dio ci viene incontro; ed io l’ho accolto, perché cercavo difesa e no verità, eppure in questo rifugio mi ha istillato il desiderio della verità.

Per tanto tempo ho custodito una parola biblica nel cuore, e mentre pensavo di circoscriverla in me, mi lavorava nella discrezione. Questa parola, conteneva un presentimento di vita credibile, schiudeva e chiudeva insieme una carica di speranza e impotenza. Più la preservavo e più diventava pensate stare in quelle parole. Le aspettative personali e del mondo, gli affetti di chi ti sta vicino, dei parenti, degli amici, t’inchiodano in quella pungente satira “dov’è il tuo Dio” (Sal 41, 4) di cui tanto parli, ma io non avevo parole di difesa perché sapevo che il Vasaio stava rinnovando le sue promesse, ed era il tempo di lasciarsi ri-modellare (cfr Ger 18, 1-6).

E poi è accaduto che in quella terra santa, dove ho protetto quelle parole a denti stretti, sono stato accolto da qualcuno. Io pensavo di dover raggiungere chissà chi e invece ho scoperto che i confini del mio deserto solitario erano circoscritti in un abbraccio più grande di me…questo ha riacceso il mio cuore, gli ha dato un nuovo ritmo e la silenziosa quiete del deserto si è trasformata in una inquietudine incandescente!

                …Simone di Giovanni mi ami? (Gv 21, 17)

                L’Amore è sempre un invito. Questo mi fa paura perché arriva un momento in cui davvero devi consegnare il marcio che hai. Dietro questo mio putridume, nascondevo una fragilità immensa, inevitabile.

La lavanda dei piedi per me è stato un momento aureo e insieme dolorosissimo. Ho dovuto riaprire una “ferita necessaria” del mio cuore, una ferita che lo aveva spezzato strappandolo in me. Era la ferita che nessuno doveva vedere, perché memoriale del mio fallimento, della mia infedeltà e qui Gesù ha voluto metterci tutto sé stesso!

È proprio vero, sentire Gesù che carica su di se questo peso è inaccettabile, ti brucia dentro così tanto perché ha reso evidente quello che sospettavo nel mio intimo: “è proprio vero Gesù tu sai che sono incapace di amare, ogni due per tre sbaglio passo, ma allo stesso tempo sento di essere fatto da e per questo amore; sono venuto qui per ritrovarmi e invece continuo a perdermi nel tuo amore; sono venuto qui per trovare il per sempre e tu mi inviti a morire per qualcuno, fino in fondo ”. A TE, le cose fino ad un certo punto, proprio non piacciono….

…che te ne importa, tu seguimi! (Gv 21, 22)

Da quando sono tornato dal pellegrinaggio in Terra Santa, la domanda del cuore non è cambiata. C’è un urlo verso di Lui che rammenta “DOVE SONO LE COSE CHE MI HAI PROMESSO!?”, eppure ogni qualvolta mi presento davanti a te nell’eucarestia tu mi dici “Agostino hai capito cosa ho fatto per te? ed io rispondo: “No mio Signore, ma non smettere di compiere ciò che hai iniziato in questa terra santa!”

Agostino